A cura di Manila Scaramella
La storia del professor Giuseppe Serravezza è la cronaca di un impegno titanico, radicale e senza compromessi in difesa della salute pubblica, della dignità del territorio salentino e della medicina intesa come presidio di giustizia sociale.
Nato a Casarano il 4 giugno 1951, laureatosi in Medicina e Chirurgia all’Università di Bologna nel 1978 e specializzato in Immunologia Clinica a Roma e in Oncologia a Bari, Serravezza ha speso l’intera vita professionale in prima linea. Già primario oncologo negli ospedali di Casarano e Gallipoli, ha legato il suo nome alla creazione stessa del reparto oncologico gallipolino, lottando per dare risposte concrete a un territorio che mostrava drammatici segnali di sofferenza epidemiologica.
Il ricercatore: studio delle cause, genotossicità e alleanze scientifiche
Non si può raccontare la figura di Serravezza senza rimarcare che è stato, prima di tutto, un ricercatore sul campo di altissimo profilo. La sua non è mai stata una ricerca chiusa nei laboratori accademici o avulsa dalla realtà sociale: il suo campo d’indagine è stato il Salento stesso.
Nel corso dei decenni, ha promosso e coordinato studi pionieristici sulla genotossicità dei terreni e sulla correlazione diretta tra i fattori di rischio ambientali, l’inquinamento industriale e l’esplosione delle patologie oncologiche nella provincia di Lecce. Ha voluto ostinatamente squarciare il velo di silenzio attorno alle cause territoriali delle malattie, stringendo collaborazioni scientifiche di rilievo nazionale — come quelle con l’Istituto “Mario Negri” e con il professor Silvio Garattini — per dare basi inattaccabili, dati epidemiologici oggettivi e rigore metodologico alle sue denunce. È stato un ricercatore che ha usato la scienza come arma di verità e di emancipazione per i cittadini.
Serravezza – La rivoluzione della LILT di Lecce e la prevenzione primaria
Nel 1993, la svolta che avrebbe segnato la storia sanitaria del Salento: Serravezza fonda la Sezione Provinciale di Lecce della LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori). Sotto la sua guida, la LILT leccese si trasforma radicalmente, passando da semplice struttura di assistenza a motore di una vera e propria rivoluzione culturale e sanitaria. Nascono decine di delegazioni territoriali, ambulatori di prevenzione gratuiti e un servizio di assistenza domiciliare oncologica che ha raggiunto migliaia di malati e famiglie spesso dimenticate dalle istituzioni.
Il perno della visione di Serravezza è sempre stato uno: la prevenzione primaria. Non basta curare i tumori quando insorgono; bisogna scovarne e neutralizzarne le cause scentyanti. Per decenni, l’oncologo ha denunciato i fattori di rischio ambientali legati all’inquinamento industriale e territoriale del Salento, promuovendo studi pionieristici sulla genotossicità dei terreni e battendosi instancabilmente affinché la voce della scienza indipendente non venisse soffocata dagli interessi economici e politici.
Il Centro Ilma: la creazione del primo “ospedale per sani”
Il culmine di questo percorso straordinario è la realizzazione del Centro Ilma di Gallipoli, un’opera monumentale concepita come il primo vero “ospedale per sani”
Nato grazie alla straordinaria mobilitazione, al sacrificio e alle donazioni della gente comune, dei volontari e delle persone più umili del Salento, il Centro Ilma è stato pensato e strutturato per essere un polo d’eccellenza unico nel suo genere. Quel nome stesso — che richiama simbolicamente la lotta e la salute — non rappresenta soltanto una struttura fisica all’avanguardia, ma si configura come un vero e proprio monumento alla partecipazione civica e alla democrazia sanitaria. La sua edificazione, sorta interamente senza il ricorso a logiche speculative o a grandi finanziamenti calati dall’alto, è il frutto vivente della mobilitazione di migliaia di cittadini comuni, di braccianti, pensionati e famiglie che hanno autotassato i propri risparmi per difendere il diritto alla vita, dimostrando come la comunità salentina abbia saputo farsi carico direttamente dei propri bisogni di salute a fronte delle inerzie istituzionali.
All’interno di questa struttura all’avanguardia convivono organicamente:
La ricerca rigorosa e lo studio approfondito delle cause territoriali delle patologie.
La prevenzione clinica avanzata e l’educazione sanitaria rivolta alla cittadinanza.
L’assistenza diretta e la riabilitazione oncologica.
La divulgazione scientifica aperta e accessibile a tutti.
Il principio cardine voluto da Serravezza è che il Centro Ilma appartiene legittimamente ai cittadini che lo hanno finanziato e voluto, rimanendo uno spazio totalmente gratuito e slegato dalle logiche mercantili della salute che privilegiano la cura alla prevenzione.
Le battaglie culturali, i libri e la divulgazione nelle scuole
Accanto all’attività clinica e di ricerca, il professor Serravezza ha speso una parte fondamentale del proprio tempo nell’educazione sanitaria e nella divulgazione diretta, incontrando ogni anno migliaia di studenti nelle scuole di ogni ordine e grado del territorio. Ha tenuto centinaia di conferenze pubbliche, dibattiti e lezioni aperte per smontare i falsi miti della rassegnazione e spiegare alle giovani generazioni che il corpo umano e l’ambiente non sono discariche, ma beni primari da custodire.
Un’azione educativa che nel tempo ha assunto i contorni di una vera e propria pedagogia civile
Un’azione educativa che nel tempo ha assunto i contorni di una vera e propria pedagogia civile: traducendo concetti oncologici ed epidemiologici complessi in un linguaggio accessibile e rigoroso, il professore ha saputo estirpare il fatalismo rassegnato del “tanto ci si ammala comunque”, trasformando la paura e lo sgomento della popolazione in consapevolezza, capacità critica e attivismo civico. La sua penna e la sua voce sono state protagoniste di saggi, opuscoli informativi e interventi pubblici volti a formare una coscienza collettiva, ribadendo che la vera lotta ai tumori non si combatte solo nelle sale operatorie o con i farmaci, ma intervenendo alla radice nei luoghi di vita e di lavoro attraverso la prevenzione primaria, trasformando la cittadinanza attiva in un vero e proprio argine culturale contro il degrado e l’indifferenza.
Lo scontro istituzionale, l’isolamento e la protesta estrema
Tuttavia, la grandezza e l’autonomia di questo progetto si sono scontrate contro un muro di gomma fatto di burocrazia, lungaggini amministrative e una gravissima freddezza da parte delle istituzioni regionali. Per anni, la piena operatività pubblica e l’inserimento strutturale del Centro Ilma nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale sono stati ostacolati, rischiando di vanificare anni di sacrifici collettivi.
Il professor Serravezza non si è arreso
Di fronte al silenzio e all’inerzia della politica, il professor Serravezza non si è arreso. Anzi, ha scelto la via della testimonianza estrema, esponendosi in prima persona attraverso durissimi e dolorosi scioperi della fame e della sete. Un gesto radicale, compiuto con il fisico stremato ma con la lucidità inflessibile di chi difende un bene primario, per denunciare lo stallo istituzionale e ricordare a tutti che la salute pubblica non è merce di scambio.
La vicinanza popolare
Quella battaglia solitaria e disperata non è rimasta inascoltata. Intorno al professor Serravezza si è stretta una marea umana di solidarietà: cittadini, comitati locali, volontari e migliaia di persone comuni da ogni angolo del Salento e d’Italia gli sono stati accanto giorno e notte, facendosi scudo umano attorno alla sua battaglia e sostenendo con forza il futuro del Centro Ilma, autentico testamento morale per le future generazioni.
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