Un centenario senza botti. E forse è proprio questo l’aspetto più amaro. Perché nel momento in cui ti aspetti che il Napoli faccia un salto di qualità, che dia un segnale forte alla concorrenza e soprattutto alla propria gente, ti ritrovi invece davanti a un mercato che lascia più interrogativi che certezze.
Gli esuberi sono stati piazzati, questo va riconosciuto. Gutierrez è stato venduto per 30 milioni di euro appena un anno dopo il suo arrivo e anche questo, dal punto di vista economico, può essere considerato un affare. Ma il calcio non si gioca soltanto con i bilanci e con le plusvalenze. Si gioca con gli uomini, con la qualità e con una rosa adeguata agli obiettivi che ci si pone.
E qui arrivano i problemi.
Perché il Napoli, alla fine, cosa ha realmente aggiunto alla squadra? Un vice Di Lorenzo,Favasulie e Badiashile per tamponare l’assenza di Buongiorno. Fine. Per il resto, poco. Anzi, pochissimo.
E Badiashile, tra l’altro, non è nemmeno ancora pronto fisicamente. Potrebbe iniziare a giocare dopo la sosta, ma intanto il Napoli dovrà fare a meno di Buongiorno e affrontare un calendario tutt’altro che semplice.
È difficile non chiedersi: era davvero questo il mercato che meritava il Napoli nel suo anno del centenario?
La società continua a ripetere che la squadra è competitiva così com’è. Benissimo. Adesso però bisognerà dimostrarlo sul campo, perché le parole contano fino a un certo punto. E soprattutto non possono essere sempre i tifosi a dover fare finta di niente davanti alle evidenti lacune di una rosa che presenta problemi in più zone del campo.
Le altre corrono, il Napoli no.
Mentre le concorrenti si rinforzano, gli azzurri sembrano aver scelto di restare a guardare. E la cosa più preoccupante è che, alla fine dei conti, l’organico appare addirittura più debole rispetto alla passata stagione.
E poi c’è Allegri.
Il nuovo allenatore è arrivato a Napoli senza grandi pretese, almeno pubblicamente, a differenza di Conte, che invece aveva sempre messo sul tavolo richieste precise e indicato alla società ciò che serviva per costruire una squadra competitiva.
Allegri avrà accettato questa situazione e adesso dovrà dimostrare di saperci lavorare. Ma attenzione: non si può pretendere che un allenatore faccia miracoli. Se una rosa è incompleta, prima o poi le carenze vengono fuori.
E proprio per questo la qualificazione alla Champions League non può più essere considerata un’automatica conseguenza del nome Napoli.
La concorrenza è aumentata, gli altri hanno investito e gli azzurri hanno invece scelto una strada decisamente più prudente. Prudenza che può essere una virtù, ma che nel calcio rischia di trasformarsi rapidamente in un clamoroso autogol.
Come se non bastasse, arriva anche la tegola Scott. Il centrocampista dovrà sottoporsi a un piccolo intervento al cuore e tornerà soltanto dopo la sosta. Una notizia che inevitabilmente preoccupa e che priva Allegri di un altro elemento importante proprio nella fase iniziale della stagione.
Insomma, non è certo l’inizio che i tifosi immaginavano per il centenario.
C’è delusione, ed è inutile nasconderlo. Perché una tifoseria che ha visto vincere, che ha festeggiato e che ha imparato ad avere ambizioni importanti non può accontentarsi semplicemente del fatto che “la squadra è già competitiva”.
Perché gli obiettivi vanno dichiarati con chiarezza e, soprattutto, bisogna costruire una squadra all’altezza di quegli obiettivi.
Adesso toccherà ad Allegri dimostrare che questa rosa può davvero competere. Ma il tempo delle giustificazioni è finito: parla il campo.
E il campo, guarda caso, mette subito davanti il Napoli all’Inter.
Sabato capiremo già qualcosa in più. Non sarà certamente una partita a decidere una stagione, ma sarà un test importante per capire se il Napoli può davvero stare al passo delle grandi oppure se le preoccupazioni di questa estate hanno un fondamento.
Perché una cosa è certa: il Napoli non può vivere di speranze.
Se la società ritiene questa squadra competitiva, allora lo dimostri. Se Allegri ha accettato questa rosa, allora la faccia rendere al massimo. E se i giocatori sono davvero all’altezza, dovranno dimostrarlo sul terreno di gioco.
Il centenario meritava un Napoli più ambizioso.
Per ora, invece, abbiamo un Napoli che ha fatto poco mercato, ha perso qualche certezza e si presenta ai nastri di partenza con più dubbi che entusiasmo.
Sabato contro l’Inter inizieremo a capire se siamo davanti a una squadra semplicemente sottovalutata oppure a un Napoli che, con questo organico, rischia seriamente di dover ridimensionare i propri sogni.
E sarebbe davvero un peccato.
Perché il centenario non doveva essere l’anno dei “vediamo come va”.
Doveva essere l’anno del “proviamoci fino in fondo”.

