Ven. Set 4th, 2026

Giraudo rompe il silenzio su Calciopoli: per l’ex Juve fu figlia dell’invidia

A vent’anni di distanza Antonio Giraudo torna a parlare pubblicamente di Calciopoli e degli ultimi anni della sua esperienza alla Juventus. L’ex amministratore delegato bianconero, componente della celebre Triade insieme a Luciano Moggi e Roberto Bettega, ripercorre uno dei periodi più controversi della storia recente del calcio italiano e presenta la propria lettura degli avvenimenti che nel 2006 sconvolsero la Juventus.

Giraudo torna a parlare di Calciopoli

Uno dei passaggi centrali riguarda inevitabilmente Calciopoli. Giraudo sostiene che, a distanza di vent’anni, il contesto giudiziario sia profondamente cambiato e torna sulle vicende processuali che lo hanno riguardato.

L’ex dirigente juventino contesta soprattutto la gestione della vicenda e ritiene di essere stato protagonista di una pressione mediatica senza precedenti.

La sua interpretazione è netta: alla base di quanto accaduto ci sarebbe stata anche l’invidia nei confronti di una Juventus che in quegli anni riusciva a ottenere risultati importanti sul campo.

Si tratta, naturalmente, della ricostruzione e dell’opinione personale dell’ex amministratore delegato bianconero su una vicenda che continua ancora oggi ad alimentare interpretazioni e discussioni differenti.

La posizione di Giraudo sulle sentenze

Giraudo richiama anche i diversi passaggi giudiziari avvenuti negli anni successivi e sostiene che non sia mai stata dimostrata un’alterazione dei campionati nei termini raccontati, a suo giudizio, durante il periodo di massima esposizione mediatica dello scandalo.

L’ex dirigente fa riferimento anche alle valutazioni espresse all’epoca da Piero Sandulli, presidente della Corte Federale, e insiste sulla distinzione tra un sistema caratterizzato da comportamenti e consuetudini discutibili e l’esistenza di illeciti finalizzati ad alterare direttamente le competizioni.

Il riferimento alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea

Nell’intervista trova spazio anche la recente giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Secondo Giraudo, il principio fondamentale riguarda la possibilità per chi riceve una sanzione sportiva di potersi rivolgere a un giudice capace di valutarne effettivamente la legittimità.

Un argomento particolarmente importante per l’ex dirigente considerando la lunga battaglia portata avanti dopo le conseguenze sportive e giudiziarie di Calciopoli.

L’accusa sul declino del calcio italiano

Giraudo va oltre la vicenda personale e sostiene che una delle conseguenze più pesanti di Calciopoli sia stata l’indebolimento dell’intero movimento calcistico italiano.

Secondo la sua ricostruzione, quanto accaduto avrebbe contribuito a ridimensionare un sistema che in quegli anni rappresentava uno dei punti di riferimento del calcio mondiale.

Una posizione destinata inevitabilmente a riaprire il dibattito su quanto Calciopoli abbia inciso, direttamente o indirettamente, sul successivo declino internazionale della Serie A.

Il rapporto con la famiglia Agnelli

L’ex amministratore delegato affronta anche il tema del rapporto con la famiglia Agnelli.

Giraudo è convinto che, se Gianni e Umberto Agnelli fossero stati ancora in vita nel 2006, gli eventi avrebbero potuto prendere una direzione completamente diversa.

Secondo la sua ricostruzione, il peso e l’autorevolezza dei due avrebbero impedito che determinate situazioni arrivassero al punto raggiunto durante Calciopoli.

Le critiche alla Juventus dopo lo scandalo

Particolarmente critica è anche la valutazione dell’atteggiamento assunto dalla Juventus durante la fase più delicata della vicenda.

Giraudo considera un grave errore la gestione societaria successiva all’esplosione dello scandalo e contesta soprattutto il modo in cui il club affrontò il procedimento sportivo che portò alla retrocessione in Serie B.

L’ex dirigente ricorda inoltre le contestazioni ricevute relativamente alla propria gestione societaria, sottolineando l’esito favorevole ottenuto nel relativo procedimento.

Il progetto che Giraudo aveva immaginato per la Juventus

L’intervista guarda anche alla Juventus che avrebbe potuto essere.

Giraudo racconta di aver immaginato un percorso destinato a trasformare progressivamente il club da semplice società sportiva in una vera media company e successivamente in una entertainment company.

Un progetto che, secondo l’ex amministratore delegato, avrebbe potuto modificare profondamente il modello economico della Juventus.

Dopo il terremoto del 2006, però, la nuova proprietà scelse una direzione differente e quel percorso venne definitivamente interrotto.

Calciopoli, vent’anni dopo il dibattito continua

Le parole di Giraudo sono destinate a riaccendere una discussione che, nonostante siano trascorsi vent’anni, non si è mai realmente conclusa.

Per una parte del mondo juventino Calciopoli rappresenta ancora una ferita aperta. Per altri rimangono centrali le decisioni assunte dalla giustizia sportiva e le diverse risultanze dei procedimenti che si sono susseguiti negli anni.

Giraudo, dopo un lunghissimo silenzio pubblico, ha deciso adesso di raccontare la propria versione.

E proprio per la durezza delle sue considerazioni, il ritorno dell’ex dirigente sulla scena mediatica promette di riaprire ancora una volta il dossier più discusso del calcio italiano degli ultimi vent’anni.

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