Dallo sciopero generale del 30 ottobre alla mobilitazione internazionale dei porti: salari, abitazione, servizi pubblici e riarmo alimentano una protesta che supera i confini italiani. I documenti sindacali e istituzionali confermano l’esistenza di collegamenti internazionali. Resta da capire quanto siano estesi e quale peso abbiano nella nuova stagione del dissenso europeo.
A cura di Manila Scaramella
31 ottobre 2026
Il caro-vita riporta il malcontento nelle piazze italiane
ROMA – Il costo della vita, la perdita del potere d’acquisto e la difficoltà di sostenere le spese quotidiane hanno riportato lavoratori, studenti e movimenti sociali nelle piazze italiane. Venerdì 30 ottobre lo sciopero generale proclamato dall’Unione Sindacale di Base (USB) ha coinvolto oltre 50 città, secondo la cronaca dell’ANSA, riunendo organizzazioni sindacali di base, collettivi studenteschi e realtà impegnate sul diritto all’abitare.
La piattaforma della protesta comprende rivendicazioni economiche e politiche: aumenti salariali, riduzione del costo delle bollette, affitti sostenibili, difesa della sanità e dell’istruzione pubblica, opposizione alle politiche di riarmo e alla cosiddetta economia di guerra.
Non si tratta soltanto di una giornata di astensione dal lavoro. La partecipazione di realtà differenti mostra come il disagio economico stia diventando un terreno di convergenza tra categorie sociali che, pur avendo obiettivi specifici, condividono una richiesta: maggiori garanzie per il presente e il futuro.
Il quadro economico aiuta a comprendere il contesto. Nel comunicato del 30 ottobre 2026, l’ISTAT ha diffuso le stime preliminari sull’inflazione di ottobre: l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un aumento del 5,4% su base annua, rispetto al 4,2% di settembre. L’incremento è influenzato soprattutto dall’andamento dei prezzi energetici e degli alimentari non lavorati.
Si tratta di una stima provvisoria, ma particolarmente significativa per le famiglie che destinano una parte consistente del reddito alle necessità quotidiane.
La protesta del 30 ottobre si inserisce dunque in un contesto nel quale le difficoltà economiche si intrecciano con il dibattito sulle priorità della spesa pubblica e sulle politiche governative.
Governo e USB: lo scontro sulla precettazione
Uno degli elementi più delicati della vigilia della manifestazione ha riguardato il provvedimento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Il 27 ottobre il ministro Matteo Salvini ha firmato l’ordinanza n. 204 T, con la quale è stato disposto il differimento ad altra data dello sciopero generale del 30 ottobre limitatamente a diversi comparti del trasporto: aereo, taxi, trasporto pubblico locale, ferroviario, marittimo, appalti ferroviari e circolazione e sicurezza stradale.
Il provvedimento richiama la cosiddetta franchigia prevista in prossimità della commemorazione dei defunti.
Il contenuto dell’ordinanza è stato riprodotto integralmente nelle comunicazioni di aziende di trasporto pubblico, tra cui Trentino Trasporti. Il documento stabilisce che i lavoratori interessati debbano effettuare i turni previsti e richiama le sanzioni amministrative previste dall’articolo 9 della legge 146 del 1990 in caso di inosservanza.
La posizione del Governo è stata riportata da ANSA il 27 ottobre. Nella stessa giornata l’agenzia ha raccolto la replica dell’USB, che ha definito il provvedimento illegittimo e ha confermato la mobilitazione nei comparti interessati.
Il 29 ottobre il sindacato ha ribadito la propria posizione attraverso un comunicato ufficiale, sostenendo che il diritto di sciopero dovesse essere tutelato e dichiarandosi disposto ad affrontare le eventuali conseguenze sanzionatorie.
È importante precisare che l’ordinanza non ha cancellato l’intero sciopero generale: ha disposto il differimento per i settori di trasporto specificamente indicati. Le altre categorie non interessate dal provvedimento hanno mantenuto la possibilità di aderire alla mobilitazione nel rispetto delle disposizioni applicabili.
Il confronto ha quindi assunto una dimensione anche istituzionale: da una parte la tutela dei servizi essenziali, dall’altra il diritto dei lavoratori di manifestare il proprio dissenso attraverso l’astensione dal lavoro.
Roma: la Questura predispone il piano di sicurezza
Un documento importante per ricostruire la preparazione della giornata arriva dalla Questura di Roma.
Nel comunicato del 29 ottobre, la Polizia di Stato ha illustrato il tavolo tecnico presieduto dal Questore per predisporre il dispositivo di sicurezza in vista delle manifestazioni del giorno successivo.
Alla riunione hanno partecipato i rappresentanti delle forze di polizia e altri enti cittadini, tra cui AMA e ATAC.
La Questura ha riferito di un percorso di dialogo e mediazione con gli organizzatori del corteo USB, finalizzato a concordare il percorso e garantire lo svolgimento della manifestazione.
Particolare attenzione è stata riservata all’area del Colosseo, al Circo Massimo e alla stazione Termini. Il documento menziona inoltre i preconcentramenti annunciati da diversi istituti scolastici, che avrebbero consentito agli studenti di raggiungere il punto di concentramento del corteo in piazza dei Cinquecento.
La comunicazione istituzionale descrive anche il monitoraggio dell’ambiente digitale attraverso gli uffici della Questura e il Centro per la Sicurezza Cibernetica, oltre all’impiego di velivoli e droni per il controllo delle aree interessate.
Tra i luoghi considerati sensibili compare anche lo scalo portuale di Civitavecchia, in relazione alle possibili iniziative di protesta.
Il documento è significativo perché testimonia la preparazione preventiva delle autorità e l’attenzione riservata alla manifestazione. Non costituisce, tuttavia, un bilancio degli incidenti effettivamente avvenuti.
Roma, Bologna e Napoli: le diverse anime della protesta
La mobilitazione italiana ha riunito realtà con storie, obiettivi e modalità organizzative differenti.
A Roma il corteo USB era stato annunciato in piazza dei Cinquecento. La Questura ha documentato il confronto preventivo con gli organizzatori e la presenza di iniziative studentesche destinate a confluire nella manifestazione.
A Bologna, secondo la cronaca dell’ANSA del 30 ottobre, gruppi di studenti hanno bloccato gli ingressi di diversi istituti superiori, tra cui il Copernico, il Minghetti, il Fermi e il Laura Bassi. Le iniziative studentesche si sono inserite nel quadro della mobilitazione sindacale cittadina.
A Napoli, il concentramento annunciato dall’USB era previsto in piazza Mancini.
Anche a Trieste la protesta ha assunto una dimensione portuale. L’ANSA ha riferito della presenza di circa 500 persone davanti al Varco 4 del porto nelle prime ore della mattinata.
A Livorno sono stati organizzati presidi nella zona portuale.
Questi episodi mostrano una mobilitazione articolata, nella quale le rivendicazioni economiche si intrecciano con quelle studentesche, sociali e pacifiste.
La presenza di gruppi diversi nello stesso corteo, tuttavia, non dimostra automaticamente l’esistenza di un’unica struttura organizzativa o di una direzione politica comune.
Il collegamento internazionale: 113 porti in 22 Paesi e regioni
È soprattutto sul fronte portuale che emerge il collegamento internazionale più concreto.
Il 28 ottobre USB ha pubblicato un comunicato intitolato I portuali non lavorano per la guerra, annunciando una giornata internazionale di mobilitazione per il 30 ottobre.
Secondo il sindacato, all’iniziativa hanno aderito oltre 25 organizzazioni di lavoratori portuali, rappresentative di 113 porti distribuiti in 22 Paesi e regioni, sui cinque continenti.
Il documento elenca le organizzazioni coinvolte e i rispettivi territori. Tra le sigle citate figurano CGT Ports et Docks in Francia, ENEDEP in Grecia, LAB nei Paesi Baschi, Liman-İş in Turchia, ODT in Marocco, WTWFI in India e USB e ORSA Porti in Italia.
La mobilitazione prevedeva modalità differenti a seconda dei Paesi: scioperi di 24 ore in alcuni territori, astensioni più brevi in altri e manifestazioni o presidi davanti agli scali portuali.
Il collegamento internazionale non nasce all’improvviso. In un comunicato del 31 luglio 2026, USB aveva già annunciato la giornata del 30 ottobre, spiegando che la decisione era maturata dopo il Terzo incontro internazionale dei sindacati dei portuali del Mediterraneo e dell’Europa, svoltosi a Istanbul nel maggio precedente.
Da quell’incontro era emersa una dichiarazione comune, denominata Dichiarazione di Istanbul, che affronta non soltanto la questione del traffico di armi, ma anche salari, condizioni di lavoro, automazione, sicurezza e militarizzazione delle infrastrutture portuali.
Il 29 ottobre EUROF-WFTU, l’ufficio europeo della Federazione sindacale mondiale, ha pubblicato un comunicato di sostegno alla giornata internazionale, confermando la dimensione transnazionale dell’iniziativa.
Questi documenti permettono di affermare che esiste un coordinamento sindacale internazionale concreto. I numeri relativi ai porti e alle adesioni, tuttavia, sono quelli dichiarati dagli organizzatori e non costituiscono un conteggio indipendente delle partecipazioni effettive.
Le parole d’ordine che attraversano i confini
Analizzando i documenti delle organizzazioni coinvolte, emergono alcune rivendicazioni ricorrenti.
La prima riguarda il rapporto tra salari e costo della vita. Le organizzazioni chiedono aumenti retributivi, maggiore stabilità occupazionale e pensioni dignitose.
La seconda riguarda la destinazione delle risorse pubbliche. La contestazione dell’economia di guerra viene accompagnata dalla richiesta di maggiori investimenti in sanità, istruzione e servizi sociali.
La terza riguarda il ruolo delle infrastrutture portuali nel trasporto di armamenti. Le organizzazioni promotrici chiedono che gli scali non vengano utilizzati per movimentare armi e materiali militari destinati alle zone di conflitto.
A queste rivendicazioni si aggiunge la contestazione dei processi di automazione dei porti, considerati dai sindacati una possibile minaccia per l’occupazione e per le condizioni di lavoro.
Il dato interessante è che le parole d’ordine non sono soltanto simili: in questo caso sono contenute in documenti comuni e in una piattaforma internazionale sottoscritta da organizzazioni di Paesi differenti.
È un elemento che distingue la mobilitazione portuale da una semplice diffusione spontanea di slogan sui social.
Esiste una regia europea della protesta?
La domanda centrale dell’inchiesta riguarda la possibilità che l’asse Roma-Bologna-Napoli rappresenti un avamposto di una stagione di mobilitazione sociale coordinata a livello continentale.
Le fonti consultate consentono di individuare alcuni elementi verificabili: un coordinamento sindacale internazionale nel settore portuale, una dichiarazione comune approvata dalle organizzazioni partecipanti, una convocazione condivisa e rivendicazioni che attraversano diversi Paesi.
Non dimostrano, invece, l’esistenza di una regia politica unitaria che diriga tutte le manifestazioni italiane ed europee con l’obiettivo di destabilizzare i governi.
Occorre distinguere tre livelli: la collaborazione sindacale, la convergenza delle rivendicazioni e l’eventuale coordinamento politico delle diverse componenti radicali.
Il primo è documentato. Il secondo emerge chiaramente dai programmi e dai comunicati. Il terzo richiederebbe ulteriori riscontri, come accordi organizzativi, documenti comuni, rapporti finanziari e comunicazioni verificabili tra le diverse realtà.
Anche le dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, riportate da ANSA il 27 ottobre, meritano attenzione. Il ministro ha richiamato il rischio di infiltrazioni violente, ma ha anche distinto le organizzazioni sindacali tradizionali dai gruppi che agiscono attraverso forme di protesta spontanee e non preavvisate.
La distinzione è importante: non è corretto attribuire automaticamente a un’organizzazione sindacale le responsabilità di eventuali gruppi estranei alla sua struttura.
La dimensione internazionale del dissenso è quindi reale, ma non deve essere confusa con una strategia di destabilizzazione coordinata.
Il diritto di manifestare e le responsabilità previste dalla legge
Il diritto di protesta è tutelato dalla Costituzione italiana.
L’articolo 17 garantisce la libertà di riunione pacifica e senz’armi. Significa che i cittadini possono riunirsi e manifestare per esprimere il proprio dissenso politico e sociale, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge.
L’articolo 40 riconosce il diritto di sciopero.
Per i servizi pubblici essenziali interviene la legge 12 giugno 1990, n. 146, che disciplina le modalità di esercizio dello sciopero per tutelare i diritti degli utenti.
In particolare, l’articolo 8 disciplina la precettazione: consente alle autorità competenti di adottare misure quando esiste il rischio di un pregiudizio grave e imminente ai diritti costituzionalmente tutelati, nel rispetto dei presupposti e della procedura stabiliti dalla legge.
L’articolo 9 della stessa legge riguarda invece le sanzioni per l’inosservanza delle disposizioni previste in materia di sciopero nei servizi pubblici essenziali. È proprio questa norma a essere richiamata nell’ordinanza MIT n. 204 T del 27 ottobre.
Sul piano penale, l’articolo 337 del Codice penale riguarda la resistenza a pubblico ufficiale, quando vengono utilizzate violenza o minaccia per opporsi all’esercizio delle sue funzioni.
L’articolo 635 disciplina il danneggiamento di beni altrui.
Queste norme non possono essere applicate indistintamente a un corteo o a tutti i suoi partecipanti. Le eventuali responsabilità devono essere accertate sulla base dei comportamenti individuali e delle prove disponibili.
Manifestare contro il Governo, contestare il riarmo o chiedere salari più dignitosi non costituisce un reato. Eventuali violenze o danneggiamenti rappresentano fatti distinti, da valutare secondo la legge.
Quando il disagio sociale diventa una questione europea
La giornata del 30 ottobre restituisce l’immagine di un malessere che non riguarda soltanto una categoria professionale.
Dietro le manifestazioni ci sono lavoratori che chiedono retribuzioni adeguate, famiglie che faticano a sostenere le spese, giovani che incontrano difficoltà nell’accesso alla casa e studenti preoccupati per il proprio futuro.
La mobilitazione internazionale dei portuali dimostra che alcune organizzazioni hanno costruito una rete stabile di collaborazione, capace di promuovere iniziative comuni oltre i confini nazionali.
Resta da capire se questa convergenza riuscirà a coinvolgere stabilmente anche i movimenti studenteschi, le realtà per il diritto all’abitare e le componenti più radicali del dissenso.
Il Governo è chiamato a confrontarsi con le richieste sociali, mentre i sindacati rivendicano il diritto di scioperare e di portare le proprie istanze nelle piazze.
La questione non può essere ridotta alla gestione dell’ordine pubblico. Quando il lavoro non garantisce sicurezza economica, l’abitazione diventa difficilmente accessibile e il costo dei beni essenziali aumenta, il malcontento trova terreno comune anche in Paesi differenti.
La vera domanda, quindi, non è soltanto chi organizza le manifestazioni, ma perché tante persone sentano sempre più spesso il bisogno di parteciparvi.
Ascoltare le ragioni della protesta non significa condividere ogni rivendicazione o giustificare eventuali comportamenti illegali. Significa riconoscere che dietro il dissenso esistono problemi concreti ai quali le istituzioni devono dare risposte.
FONTI ISTITUZIONALI, DOCUMENTALI E GIORNALISTICHE
Fonti istituzionali
ISTAT, 30 ottobre 2026 – Prezzi al consumo (dati provvisori), ottobre 2026. Inflazione annua al 5,4%, con indicazione delle componenti che hanno contribuito all’aumento. https://www.istat.it/comunicato-stampa/prezzi-al-consumo-dati-provvisori-ottobre-2026/
Questura di Roma – Polizia di Stato, 29 ottobre 2026 – 30 ottobre: corteo USB ed eventi istituzionali protagonisti della scena dell’ordine pubblico. Tavolo tecnico in Questura per illustrare il piano di sicurezza. https://questure.poliziadistato.it/it/Roma/articolo/20006ae377b1019ab831340817
Regione Lazio, 27 ottobre 2026 – Venerdì 30 ottobre sciopero generale di tutte le categorie pubbliche e private. https://regione.lazio.it/notizie/venerdi-30-ottobre-sciopero-generale-di-tutte-le-categorie-pubbliche-e-private
Atti amministrativi e documenti sindacali
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ordinanza n. 204 T del 27 ottobre 2026 – Differimento dello sciopero nei settori di trasporto interessati dalla franchigia. Testo riprodotto nell’avviso di Trentino Trasporti. https://www.trentinotrasporti.it/it/news/sciopero-di-24-ore-venerdi-30-ottobre-2026-ordinanza-n-204-t-del-mit-differimento?id=1317&idSpecial=13206
USB, 31 luglio 2026 – 30 ottobre 2026: Giornata internazionale di mobilitazione dei portuali e dei lavoratori dei porti; ricostruzione del Terzo incontro internazionale di Istanbul e della Dichiarazione comune. https://www.usb.it/leggi-notizia/30-ottobre-2026-giornata-internazionale-di-mobilitazione-dei-portuali-e-dei-lavoratori-dei-porti-contro-la-guerra-e-la-militarizzazione-porti-per-la-pace-e-per-il-lavoro-dignitoso-1409.html
USB, 12 ottobre 2026 – Ports in Action: 30 ottobre giornata di mobilitazione dei porti; presentazione della rete internazionale. https://www.usb.it/leggi-notizia/ports-in-action-30-ottobre-giornata-di-mobilitazione-dei-porti-conferenza-stampa-internazionale-giovedi-15-a-roma-1717-1.html
USB, 28 ottobre 2026 – I portuali non lavorano per la guerra: 113 porti, cinque continenti, 22 Paesi e regioni, oltre 25 sindacati. Elenco delle organizzazioni aderenti secondo i promotori. https://pubblicoimpiego.usb.it/leggi-notizia/i-portuali-non-lavorano-per-la-guerra-30-ottobre-giornata-di-mobilitazione-internazionale-113-porti-5-continenti-22-paesi-e-regioni-oltre-25-sindacati-1527.html
EUROF-WFTU, 29 ottobre 2026 – Comunicazione di sostegno alla giornata internazionale dei portuali. https://internazionale.usb.it/leggi-notizia/eurof-wftu-saluta-la-grande-giornata-internazionale-di-mobilitazione-dei-porti-contro-guerra-e-traffico-di-armi-che-vedra-oltre-110-porti-in-tutto-il-mondo-partecipare-il-30-ottobre-1245.html
USB – Settore Trasporti, 29 ottobre 2026 – Confermato lo sciopero generale dei Trasporti del 30 ottobre; posizione ufficiale del sindacato sull’ordinanza. https://areastampa.usb.it/leggi-notizia/confermato-lo-sciopero-generale-dei-trasporti-del-30-ottobre-stop-alla-disinformazione-delle-aziende-e-tutela-dei-diritti-dei-lavoratori-1206.html
Fonti giornalistiche
ANSA, 27 ottobre 2026 – MIT precetta sciopero trasporti del 30. USB: lo confermiamo. https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/10/27/mit-precetta-sciopero-trasporti-del-30.-usb-lo-confermiamo_52da6537-118e-493c-810c-43b7d7f1b17b.html
ANSA, 27 ottobre 2026 – Piantedosi: sugli scontri non è finita. Il MIT precetta sciopero del 30; dichiarazioni del ministro dell’Interno e ricostruzione delle misure di sicurezza. https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/politica/2026/10/27/piantedosi-sugli-scontri-non-e-finita-attenzione-alta-per-venerdi_f453532f-bbda-4ca2-a09a-2831b65ca114.html
ANSA, 30 ottobre 2026 – Sciopero generale in tutto il Paese, allerta per i cortei; cronaca delle manifestazioni e delle iniziative territoriali. https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2026/10/30/sciopero-generale-in-tutto-il-paese-allerta-per-i-cortei_a6c5a68a-dc6a-450e-9dac-8c7c47dc898a.html
Riferimenti normativi
Costituzione italiana, articolo 17: libertà di riunione.
Costituzione italiana, articolo 40: diritto di sciopero.
Legge 12 giugno 1990, n. 146, articolo 8: precettazione.
Legge 12 giugno 1990, n. 146, articolo 9: sanzioni.
Codice penale, articolo 337: resistenza a pubblico ufficiale.
Codice penale, articolo 635: danneggiamento.
Nota metodologica: i dati sui 113 porti e sulle 25 organizzazioni sono dichiarazioni dei promotori, non un conteggio indipendente delle adesioni effettive. L’ordinanza MIT è citata attraverso la sua riproduzione integrale in una comunicazione aziendale di trasporto pubblico. Il documento della Questura riguarda la preparazione della manifestazione, non il bilancio successivo. Le fonti consultate documentano un coordinamento sindacale internazionale, ma non dimostrano una regia politica unitaria finalizzata alla destabilizzazione.
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