Foto: Milano Post

Mondiali di calcio – L’attesa per la rassegna iridata in Nord America prometteva uno spettacolo pirotecnico negli stadi scintillanti di Stati Uniti, Canada e Messico. Tuttavia, le prime battute del torneo stanno restituendo un quadro decisamente più crudo e pragmatico. Più che i colpi di genio e il calcio champagne, a dominare le cronache sono il determinismo climatico, le gambe pesanti e i ritmi compassati. Costringendo appassionati e addetti ai lavori a rivedere i canoni estetici del calcio moderno. Certo siamo appena all’inizio ma l’impressione è che a vincere per adesso sono fu più noia e stanchezza rispetto a storie calcistiche romantiche e spettacolo.

Un Mondiale tra afa, umidità e fatica cumulativa

Il primo, vero avversario di questo Mondiale si sta rivelando il fattore ambientale. Giocare in estate inoltrata, sotto temperature torride e tassi di umidità che tolgono il fiato, sta trasformando i campi in paludi invisibili dove l’ossigeno è un bene di lusso. A risentirne particolarmente sono soprattutto le Nazionali europee. I calciatori provenienti dai principali campionati del Vecchio Continente – logorati da stagioni infinite da oltre sessanta partite tra club e Coppe – sono arrivati all’appuntamento visibilmente privati di brillantezza. Le transizioni veloci lasciano spazio a lunghi momenti di possesso statico. L’ossigeno manca e la lucidità negli ultimi trenta metri ne risente, offrendo finora uno spettacolo tutt’altro che travolgente e costringendo le squadre a correre con la sensazione di avere i sacchi di cemento legati alle caviglie. Certo magari ad incidere potrebbe anche essere un richiamo di preparazione che mostrerà i suoi frutti in seguito, staremo a vedere.

Il Mondiale dei soliti noti: Messi e Haaland congelano il tempo

Quando il motore collettivo va in fumo per il troppo calore e il calcio smette di essere uno sport di sistema, la scena se la prendono i cannibali dell’area di rigore. Questo Mondiale si sta infatti trasformando nel paradiso della vecchia guardia e dei giganti del gol, smentendo chiunque ipotizzasse un immediato passaggio di consegne generazionale. Lionel Messi, pur gestendo le forze come un maestro di scacchi, ha preso per mano l’Argentina trascinandola all’esordio con lampi di classe pura che congelano il tempo. Poco distante, la Norvegia ha bagnato il proprio ritorno sul palcoscenico iridato aggrappandosi alla prepotenza fisica di Erling Haaland, autore di una doppietta devastante. Quando i ritmi calano, il killer instinct e la potenza pura dei fuoriclasse consolidati rimangono le uniche bussole possibili. Mbappe da par suo viaggia verso nuovi record personali con una Francia più favorita che mai colma di talento.

Prime crepe nel Mondiale: la Spagna viaggia al rallentatore

In un contesto così logorante, le sorprese non sono mancate e le prime delusioni eccellenti hanno già iniziato a palesarsi in questo inizio di Mondiale. L’esempio più lampante è rappresentato dalla Spagna, reduce da grandi trionfi ma apparsa clamorosamente “sulle gambe” e priva di quel dinamismo che l’aveva sempre contraddistinta. La manovra delle Furie Rosse è apparsa prevedibile, sbiadita e priva di verticalità. I campioni d’Europa in carica sono sembrati svuotati di energie nervose e fisiche, incapaci di scardinare le organizzazioni difensive avversarie, a testimonianza di come il blasone e i pronostici della vigilia rischino di saltare se non supportati da una condizione atletica accettabile.

…gap intercontinentale quasi azzerato

Mentre l’élite euro-sudamericana piange miseria atletica, la vera e più entusiasmante novità risiede nel definitivo cambio di equilibri globali che si sta consumando in questo Mondiale. Il gap storico che separava le grandi potenze tradizionali dalle nazionali asiatiche e africane si è ufficialmente azzerato. Le società calcistiche e le federazioni di questi continenti hanno investito massicciamente in strutture e settori giovanili, e oggi le loro nazionali non sono più le “simpatiche sorprese” da temere solo per l’ardore agonistico. Macchine tatticamente perfette, popolate da atleti che militano nei migliori club europei e che sanno leggere i momenti della partita con una maturità impressionante. Nazionali come il Giappone o la Corea del Sud esprimono un calcio d’élite per disciplina e velocità, mentre il blocco africano unisce a una fisicità straripante (fondamentale con questo clima) una qualità tecnica che non ha nulla da invidiare a nessuno. Le distanze sono annullate: oggi queste realtà possono essere considerate a tutti gli effetti al top del calcio mondiale.

Marocco: non più una sorpresa ormai…

All’interno di questa rivoluzione geopolitica, c’è una squadra che ha smesso definitivamente i panni dell’outsider per vestire quelli della pretendente al trono: il Marocco. I successi degli ultimi anni non erano un miracolo isolato, ma le fondamenta di un progetto solido e ambizioso che trova la sua consacrazione in questo Mondiale soffocante. I Leoni dell’Atlante si muovono in campo con la sicurezza delle grandi storiche. Hanno la freschezza atletica per reggere l’urto del clima, un’organizzazione difensiva che rasenta la perfezione e individualità di livello assoluto capaci di accendere la luce in qualsiasi momento. La critica internazionale non si nasconde più: il Marocco è a tutti gli effetti una seria e credibile favorita per la vittoria finale.

Ma come finirà questo Mondiale ?

La sensazione diffusa tra gli addetti ai lavori è che questo torneo sarà ricordato come l’evento della transizione geopolitica e atletica definitiva. I vecchi schemi di valutazione legati esclusivamente al blasone dei singoli paesi sono crollati sotto i colpi dell’afa e della globalizzazione del talento. A sollevare la coppa a fine torneo non sarà necessariamente la squadra teoricamente più qualitativa o con più stelle sulla divisa, bensì la Nazionale che saprà far correre la palla invece delle gambe, che accetterà la necessità di gestire le forze attraverso le rotazioni e, soprattutto, che scenderà in campo consapevole che la vecchia mappa del calcio mondiale è stata definitivamente cancellata. Il calcio è cambiato ed in Italia troppo tardi ed amaramente ne stiamo prendendo coscienza. La domanda è : saremo in grado nel più breve tempo possibile di porre rimedio e metterci al pari delle grandi Mondiali ?

Related Post