Un 4-3-3 che diventa 4-2-3-1 in fase offensiva
La prima vera novità del Napoli di Massimiliano Allegri è stata la grande fluidità del sistema di gioco. Sulla carta gli azzurri si sono schierati con il classico 4-3-3, ma durante il possesso la struttura cambiava continuamente.
Uno dei centrocampisti rimaneva davanti alla difesa per garantire equilibrio, mentre l’altro si alzava tra le linee, trasformando il sistema in una sorta di 4-2-3-1. Questo movimento ha permesso di occupare meglio la trequarti e creare superiorità numerica contro il centrocampo della Carrarese.
L’obiettivo era chiaro: attirare la pressione e trovare rapidamente gli esterni o Hojlund nello spazio.
Costruzione dal basso più pragmatica
A differenza del Napoli visto nelle ultime stagioni, Allegri sembra voler rinunciare a un possesso esasperato.
La costruzione parte comunque dai difensori centrali, ma appena si apre una linea di passaggio la squadra cerca subito una verticalizzazione. Meno fraseggio orizzontale e più ricerca immediata della profondità.
Anche il portiere è stato coinvolto nell’impostazione, ma senza correre rischi inutili: quando la pressione avversaria aumentava, il lancio diretto verso Hojlund diventava una soluzione studiata e non improvvisata.
Hojlund, il primo difensore del Napoli
L’attaccante danese è stato il fulcro del sistema offensivo.
Oltre al gol, Hojlund ha svolto un lavoro fondamentale senza palla. Ha indirizzato il pressing verso l’esterno, impedendo alla Carrarese di costruire centralmente, e ha continuamente attaccato la profondità per allungare la linea difensiva avversaria.
Questo movimento ha creato spazio per gli inserimenti delle mezzali e degli esterni offensivi.
È un centravanti molto diverso da Lukaku: meno riferimento statico e più attaccante dinamico, caratteristica che Allegri sembra voler sfruttare.
Pressione alta solo a momenti
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il pressing.
Il Napoli non ha pressato in maniera continua, ma ha scelto con attenzione i momenti in cui aggredire il possesso avversario.
Quando la Carrarese iniziava l’azione dal basso, gli azzurri aspettavano il passaggio laterale per chiudere immediatamente tutte le linee di gioco, costringendo gli avversari al lancio lungo.
È un principio tipico delle squadre di Allegri: pressione organizzata e mai dispendiosa.
Difesa corta e reparti vicini
In fase di non possesso la squadra è apparsa molto compatta.
Le distanze tra difesa, centrocampo e attacco erano ridotte, con appena 20-25 metri tra i reparti. Questo ha impedito alla Carrarese di trovare spazio tra le linee e ha facilitato il recupero del pallone.
Anche i terzini hanno interpretato la gara con equilibrio: salivano solo quando c’erano le coperture preventive, evitando di lasciare scoperta la retroguardia.
Giovane interpreta bene gli spazi
Il brasiliano non è stato soltanto l’autore del rigore trasformato.
Ha interpretato molto bene il ruolo di esterno offensivo, entrando spesso dentro il campo per lasciare la corsia libera alle sovrapposizioni del terzino.
Questi movimenti hanno creato continui dubbi alla difesa della Carrarese e aumentato le soluzioni offensive del Napoli.
Cosa manca ancora
Essendo piena preparazione estiva, la squadra non può ancora esprimere intensità per novanta minuti.
Nei primi venti minuti il possesso è stato piuttosto lento e alcune uscite palla al piede sono risultate prevedibili. Inoltre, quando il Napoli perdeva il pallone, il gegenpressing non era ancora sempre immediato: in alcune situazioni la squadra preferiva ricompattarsi piuttosto che riaggredire subito.
È un aspetto che probabilmente crescerà con la condizione atletica.
Il verdetto tattico
La vittoria contro la Carrarese conferma che Allegri sta costruendo un Napoli meno spettacolare ma più equilibrato. La squadra ricerca verticalità senza rinunciare al possesso, difende con grande compattezza e sceglie con intelligenza quando accelerare e quando gestire il ritmo della gara. Il pressing è organizzato, la fase difensiva appare già solida e Hojlund sembra perfettamente funzionale all’idea di calcio del tecnico livornese. Se nelle prossime settimane aumenteranno intensità e automatismi, il Napoli potrà diventare una squadra difficile da affrontare, capace di unire qualità tecnica e pragmatismo tattico.

