La conferenza stampa del tecnico azzurro Antonio Conte non è stata soltanto il commento a una vittoria. È stata soprattutto una presa di posizione. Nelle sue parole c’è la soddisfazione per una risposta importante della squadra, ma anche il fastidio per un giudizio esterno ritenuto spesso troppo severo, troppo immediato, troppo poco rispettoso del percorso fatto.
La partita con la Lazio: il problema non era il dominio subito
Il primo punto chiarito riguarda la gara precedente contro la Lazio. Il tecnico respinge l’idea di un Napoli dominato. Anzi, legge quella partita attraverso i numeri: tanto possesso, tanti tiri, tanti angoli, ma poca precisione.
Il concetto è chiaro: il Napoli aveva avuto la palla, aveva costruito volume di gioco, ma non era riuscito a trasformare quel controllo in pericolosità reale. Il dato più pesante non è il possesso, ma l’assenza di tiri nello specchio. Una squadra può comandare territorialmente, ma se non calcia bene, se non attacca la porta con cattiveria, rischia di lasciare campo alle ripartenze avversarie.
Ed è proprio qui che il tecnico individua il vero errore: non tanto essere stati inferiori, quanto essersi fatti male da soli.
La differenza: attenzione e ferocia
Rispetto alla Lazio, nella gara successiva il Napoli è stato “più attento” e “più feroce”. Sono due parole chiave.
L’attenzione riguarda soprattutto la fase di non possesso: meno spazi concessi, più equilibrio, più cura nelle preventive. La ferocia invece riguarda l’atteggiamento: pressione più aggressiva, maggiore intensità, volontà di recuperare subito il pallone.
Il tecnico sembra dire che il Napoli non deve rinunciare alla propria identità, ma deve proteggerla meglio. Avere la palla non basta. Bisogna anche essere pronti a difendere quando la palla si perde.
Tre punti pesanti per la classifica e per la testa
La vittoria viene definita fondamentale perché consolida la zona alta e permette alla squadra di guardare la classifica con maggiore serenità. Il riferimento al secondo posto momentaneo serve a ribadire che il Napoli è ancora pienamente dentro un campionato importante.
Ma il valore dei tre punti è anche psicologico. Dopo una battuta d’arresto, serviva una risposta. E il tecnico sottolinea il merito dei ragazzi, quasi a volerli proteggere dalle critiche.
Il lavoro invisibile dietro i risultati
Uno dei passaggi più forti è quello sul lavoro svolto in questi due anni. Il tecnico insiste su un concetto: dall’esterno non si vede tutto.
Quando dice che “nessuno può sapere il lavoro che abbiamo fatto”, sta rivendicando il percorso quotidiano, le difficoltà, le emergenze, le soluzioni trovate, la crescita del gruppo. È una frase che pesa perché sposta il discorso dal singolo risultato al processo.
Il messaggio è netto: una sconfitta o un pareggio non possono cancellare due anni di costruzione.
Napoli e l’ambizione diventata pressione
Il passaggio più politico della conferenza è quello sull’ambiente. Secondo il tecnico, Napoli ha alzato talmente tanto il livello delle aspettative che oggi tutto ciò che non è Scudetto rischia di essere percepito come fallimento.
È un’analisi lucida e anche provocatoria. Da un lato riconosce la grandezza raggiunta: se oggi si pretende sempre il massimo, significa che la squadra ha cambiato status. Dall’altro avverte il pericolo: l’ambizione può diventare tossica se non tiene conto della realtà, della concorrenza e delle difficoltà di una stagione.
Il richiamo a Maradona
Il riferimento a Diego Armando Maradona serve a rimettere tutto in prospettiva. Il tecnico ricorda che anche nell’epoca più gloriosa della storia azzurra non si vinceva ogni anno.
È un modo per dire che la vittoria non è mai normale, nemmeno quando si ha una squadra forte. Vincere a Napoli ha un peso enorme, ma proprio per questo andrebbe ricordato e valorizzato di più.
Conte: McTominay non una scoperta, ma una certezza
Sul piano tattico, il tecnico chiarisce il ruolo di McTominay. Non lo considera un esperimento nato dall’emergenza, ma una soluzione già utilizzata e consolidata.
Lo descrive come un centrocampista box to box, capace di lavorare in costruzione accanto a Lobotka e poi inserirsi con forza. La posizione più arretrata, secondo lui, non lo limita: al contrario, gli permette di arrivare in area “a fari spenti”, con più campo davanti e più spazio da attaccare.
Da trequartista, invece, avrebbe meno libertà e meno campo, perché non è un giocatore da uno contro uno stretto. È una spiegazione tattica molto precisa: McTominay rende meglio quando può correre, accompagnare, inserirsi.
De Bruyne e il presente prima del futuro
Quando gli viene chiesto di De Bruyne e del futuro del Napoli, il tecnico evita di allargare troppo il discorso. Riporta tutto al presente: la prossima partita, il Como, la necessità di finire bene.
È una risposta prudente. Non nega il valore del giocatore, ma non vuole trasformare il finale di stagione in un dibattito sul futuro. La priorità è chiudere il campionato nel miglior modo possibile.
Conte e la critica alla comunicazione
Nel finale arriva un altro messaggio significativo: secondo Conte, il Napoli forse comunica male. Mentre altre squadre riescono a far percepire le proprie stagioni come straordinarie, il Napoli, pur avendo già alzato un trofeo, viene raccontato con maggiore severità.
È una stoccata all’ambiente mediatico, ma anche una riflessione interna. Il Napoli, secondo lui, dovrebbe valorizzare di più ciò che fa, raccontare meglio i risultati positivi, proteggere meglio il proprio percorso.
Conclusione
Le parole del tecnico raccontano una squadra che vuole restare dentro la parte alta della classifica, ma raccontano anche un allenatore che sente il bisogno di difendere il gruppo. La vittoria diventa così un’occasione per ribadire tre concetti: il Napoli non è in crisi a ogni passo falso, il lavoro fatto non va dimenticato, e l’ambizione deve restare una spinta, non una condanna.
Termina la conferenza Antonio Conte


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