A cura di Manila Scaramella
Nel 2026 una crisi lontana può arrivare rapidamente nei porti italiani, nelle fabbriche, nei supermercati e nelle comunicazioni quotidiane. Le tensioni in Medio Oriente e in Ucraina si intrecciano con la competizione tra Stati Uniti, Cina e Russia, mentre la sicurezza delle rotte marittime diventa decisiva.
Gaza, Israele, Iran, Ucraina, Russia, Stati Uniti e Cina sembrano appartenere a crisi diverse. In realtà, le loro vicende si incrociano sempre più spesso attraverso uno spazio sottovalutato: il mare.
Attraverso il mare viaggiano energia, alimenti, materie prime e prodotti industriali; sui fondali passano cavi essenziali per le comunicazioni. Mediterraneo, Mar Rosso e Mar Nero collegano Europa, Asia, Africa e Medio Oriente.
Per capire il 2026, bisogna partire dalle regole che governano gli spazi marittimi.
Il mare ha dei confini
Sì, e sono stabiliti dal diritto internazionale.
Il principale riferimento è la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).
L’articolo 2, paragrafo 1, UNCLOS stabilisce che la sovranità dello Stato costiero si estende al mare territoriale; l’articolo 3 fissa il limite massimo a 12 miglia nautiche dalle linee di base (poco più di 22 chilometri).
Entro queste 12 miglia lo Stato esercita la propria sovranità sul mare, sul fondale e sullo spazio aereo sovrastante. Tuttavia, una nave straniera può attraversare quelle acque attraverso il passaggio inoffensivo.
Che cos’è il passaggio inoffensivo?
L’articolo 17 UNCLOS riconosce alle navi di tutti gli Stati il diritto di attraversare il mare territoriale altrui. Secondo l’articolo 19, paragrafo 1, il passaggio è inoffensivo finché non pregiudica la pace, il buon ordine o la sicurezza dello Stato costiero.
Il paragrafo 2 indica le attività che lo rendono non inoffensivo: minacce o uso della forza, esercitazioni con armi e raccolta di informazioni dannose.
In sintesi:
- Una nave straniera che passa davanti alla costa di un altro Paese non è automaticamente ostile.
- Il diritto del mare bilancia sovranità dello Stato costiero e libertà di navigazione.
La ZEE: diritti economici, non territorio nazionale
Dopo il mare territoriale troviamo la ZEE (Zona Economica Esclusiva), che può arrivare fino a 200 miglia nautiche (circa 370 chilometri) dalle linee di base, come stabilisce l’articolo 57 UNCLOS.
La ZEE non è territorio nazionale:
Lo Stato costiero possiede diritti sovrani sulle risorse naturali. L’articolo 56, paragrafo 1, comprende risorse viventi e non viventi delle acque, del fondale e del sottosuolo (pesca, petrolio, gas).
Lo Stato ha inoltre competenze su installazioni artificiali, ricerca scientifica marina e protezione dell’ambiente. Gli altri Stati conservano però importanti libertà.
L’articolo 58, paragrafo 1, riconosce infatti navigazione, sorvolo e posa di cavi e condotte sottomarine.
Non è quindi corretto dire che una nave straniera “entra nel territorio” attraversando una ZEE: la ZEE attribuisce diritti economici e determinate competenze, ma non equivale alla sovranità territoriale.
Perché la ZEE è così importante?
Perché può contenere risorse strategiche. Un giacimento di gas, una zona di pesca o un’infrastruttura energetica possono essere essenziali per l’economia e la sicurezza nazionale.
Quando due Stati rivendicano diritti sulla stessa area, non discutono soltanto di acqua: possono essere in gioco energia, pesca, sicurezza e controllo delle risorse.
E l’alto mare?
Oltre le zone sottoposte alle diverse forme di giurisdizione troviamo l’alto mare, che non è un mare “senza regole”.
L’articolo 87, paragrafo 1, UNCLOS stabilisce che è aperto a tutti gli Stati e comprende la libertà di navigazione e di sorvolo.
Libertà non significa assenza di legge.
Gli stretti internazionali
Gli stretti internazionali sono passaggi naturali che collegano due aree di mare e servono alla navigazione internazionale.
L’articolo 38, paragrafo 1, UNCLOS riconosce il diritto di passaggio in transito, continuo e rapido. Non sono semplici tratti di mare, ma snodi cruciali per l’economia mondiale.
Hormuz: quando il diritto del mare incontra la geopolitica
Lo Stretto di Hormuz è strategico soprattutto per il traffico energetico. Una crisi nella zona può aumentare i costi di assicurazione e trasporto, spingere le compagnie a cambiare rotta e alimentare l’incertezza sui mercati.
Una crisi marittima può diventare economica prima di essere direttamente visibile ai cittadini.
Quando una nave viene attaccata: è sempre pirateria?
No.
La pirateria è definita dall’articolo 101 UNCLOS e riguarda atti illegali di violenza, detenzione o depredazione compiuti per fini privati da navi o aeromobili privati in alto mare. L’articolo 100 impone agli Stati di cooperare nella sua repressione.
Non ogni attacco è pirateria: occorre considerare luogo, autori, scopo e contesto giuridico, soprattutto durante un conflitto armato.
Dal diritto del mare agli effetti sull’Italia
Per l’Italia il mare è una delle principali vie di collegamento con l’economia internazionale.
Secondo dati ISTAT disponibili nel 2026 e riferiti al 2024, nei porti italiani sono state movimentate circa 488 milioni di tonnellate di merci.
Gli effetti immediati sull’Italia
Se una rotta diventa pericolosa, le compagnie possono cambiarla, provocando:
- Ritardi e tempi di navigazione più lunghi
- Maggiori costi di carburante e assicurazione
- Variazioni nei traffici portuali
- Difficoltà nella programmazione delle consegne
Gli effetti indiretti sull’Italia
Un aumento dei costi di trasporto può far crescere i costi di produzione e distribuzione e trasferirsi lungo la filiera fino al prezzo finale per il consumatore.
Lo stesso vale per le catene di approvvigionamento: un’impresa dipendente da componenti asiatici potrebbe dover aumentare le scorte o cercare fornitori alternativi.
Un esempio concreto
- Primo effetto: viaggio più lungo e costi maggiori.
- Secondo effetto: la merce arriva tardi e l’impresa riorganizza l’attività.
- Terzo effetto: aumentano i costi logistici lungo la filiera.
- Quarto effetto: il maggior costo arriva al consumatore.
La crisi nasce in mare, ma arriva nelle tasche dei cittadini.
Le infrastrutture sottomarine
Cavi per telecomunicazioni e collegamenti energetici attraversano i fondali. Il loro danneggiamento può interrompere servizi essenziali: la loro sicurezza ha una dimensione strategica fondamentale per l’Italia.
Ucraina: la guerra arriva sul mare
Il Mar Nero è strategico per operazioni militari, navigazione commerciale ed esportazione agricola. La sicurezza della navigazione si trasforma così in sicurezza alimentare.
Gaza, Iran e la crisi regionale
Nel 2026, il Medio Oriente resta un principale punto di tensione. Nel Mar Rosso, una nave che evita una zona rischiosa sceglie una rotta più lunga, trasformando una crisi regionale in un impatto economico europeo.
Il diritto internazionale davanti alla guerra
- Carta delle Nazioni Unite (Art. 2, par. 4): impone l’astensione dalla minaccia o dall’uso della forza.
- Articolo 51 Carta ONU: riconosce il diritto naturale di autodifesa individuale o collettiva in caso di attacco armato.
- Diritto Internazionale Umanitario: limita gli effetti della guerra e protegge la popolazione civile.
Il potere navale
Nel 2026, la deterrenza navale di Stati Uniti, Cina e Russia è un fattore centrale. Tuttavia, una nave da guerra non trasforma una zona internazionale in territorio nazionale: capacità militare e diritti giuridici restano piani differenti.
Il punto che spesso sfugge
Termini come ZEE, UNCLOS, passaggio inoffensivo, passaggio in transito, alto mare e deterrenza descrivono dinamiche centrali della politica internazionale del 2026.
Il mare non è uno spazio vuoto, ma il luogo in cui si incontrano diritto, economia, sicurezza e potere.
Riepilogo: i concetti chiave
- Mare territoriale: fino a 12 miglia nautiche, sottoposto alla sovranità dello Stato costiero.
- Passaggio inoffensivo: garantito a tutte le navi, purché non pregiudichi la sicurezza.
- ZEE: fino a 200 miglia, attribuisce diritti economici sulle risorse, non sovranità territoriale.
- Alto mare: regolato dal principio di libertà di navigazione.
- Stretti internazionali: corridoi strategici regolati dal passaggio in transito.
- Pirateria: definita solo da atti compiuti per fini privati.
- Effetti economici: le crisi marittime colpiscono porti, prezzi e filiere italiane.
- Infrastrutture sottomarine: nodi critici per dati ed energia.
MONITO
Il 2026 mostra quanto sia interconnesso il sistema internazionale. Una nave deviata non è soltanto una questione navale: può diventare economica.
Comprendere il diritto del mare significa capire come funzionano le strade invisibili attraverso cui l’Italia commercia, comunica e si collega al mondo.
Fonti
- Nazioni Unite – Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), articoli 2, 3, 17, 19, 38, 56, 57, 58, 87, 100 e 101.
- Nazioni Unite – Division for Ocean Affairs and the Law of the Sea.
- Nazioni Unite – Carta delle Nazioni Unite.
- ISTAT – Trasporto marittimo in Italia, anno 2024.
- ISTAT – Prezzi alla produzione dei servizi, IV trimestre 2025.
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