Le ragioni delle dimissioni

Il calcio italiano vive uno dei momenti più delicati della sua storia recente. Dopo il clamoroso fallimento della Nazionale, che ha mancato la qualificazione al Mondiale 2026, è arrivata la svolta ai vertici federali: Gabriele Gravina ha rassegnato ufficialmente le dimissioni dalla presidenza della FIGC. 

La decisione è maturata nelle ore successive al disastro sportivo, culminato con l’eliminazione che ha segnato la terza mancata partecipazione consecutiva dell’Italia ai Mondiali, un evento senza precedenti nella storia azzurra.

Il passo indietro di Gravina rappresenta un atto politico e sportivo inevitabile. Il fallimento sul campo ha infatti generato fortissime pressioni interne ed esterne, con richieste di rinnovamento provenienti da istituzioni, club e tifosi.

Durante la riunione federale a Roma, il presidente ha comunicato la sua decisione ai rappresentanti di tutte le componenti del calcio italiano, ufficializzando la fine del suo mandato iniziato nel 2025. 

Contestualmente, è stata indetta un’assemblea elettiva straordinaria per il 22 giugno 2026, data in cui verrà scelto il nuovo presidente federale.

Il nome di Abete torna in corsa

Tra i possibili successori, uno dei nomi più forti è quello di Giancarlo Abete, già presidente della FIGC dal 2007 al 2014 e attuale numero uno della Lega Nazionale Dilettanti. 

Il suo profilo rappresenterebbe una scelta di continuità e stabilità, in un momento in cui il sistema calcio sembra aver bisogno più di equilibrio che di rivoluzioni. Non a caso, Abete viene indicato come uno dei candidati con maggiori consensi all’interno delle componenti federali. 

Accanto a lui, restano in corsa anche altri nomi di peso come Giovanni Malagò, oltre a figure come Matteo Marani e Demetrio Albertini.

Uno scenario tutto da riscrivere

Le dimissioni di Gravina aprono ora una fase di transizione cruciale. L’obiettivo sarà ricostruire credibilità e risultati, partendo da una rifondazione tecnica e dirigenziale.

Il rischio, però, è quello di un semplice cambio al vertice senza un vero rinnovamento strutturale. L’eventuale ritorno di Abete, figura già nota al sistema, potrebbe garantire stabilità ma solleva anche interrogativi sulla reale discontinuità.

Conclusione

Il calcio italiano è davanti a un bivio storico: scegliere la continuità con profili esperti come Abete o tentare una rivoluzione più profonda.

Il 22 giugno sarà una data chiave per il futuro della FIGC. Ma al di là dei nomi, ciò che appare ormai inevitabile è una riflessione profonda sull’intero sistema calcio italiano.








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2 commento su “Caos FIGC: dimissioni, futuro incerto e ritorno possibile di Abete”

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