Albertini racconta: ” Litigai con Ancelotti” 

“A Barcellona trattato da re, ho un retroscena sul mio ritiro dal calcio”

Intervistato dalla Gazzetta dello SportDemetrio Albertini si racconta a partire dagli inizi nel calcio, fino al Milan e poi al Barcellona.

RICORDI, GLI INIZI ALL’ORATORIO – “Sono stati anni belli, formativi. Mi hanno permesso di crescere nel modo giusto: un pallone, tanta spensieratezza e un grande senso di comunità

LE GIOVANILI NEL MILAN E LO SCATTO DA RACCATTAPALLE – «Fu un caso, ma fa parte di una serie di memorie che ho collezionato in tantissimi anni di Milan. Sono arrivato che avevo 11 anni e sono andato via a trentuno. Ho vissuto un’epoca gloriosa, è stato un periodo fantastico della mia vita».

IL MIO ESORDIO IN SERIE A A 17 ANNI CON SACCHI – “Di quel giorno ricordo tutto e niente, un saliscendi d’emozioni. Di Sacchi mi porto l’essere maniacale. A volte, quando aveva un momento libero, mi prendeva da parte e mi parlava di tattica, schemi, movimenti, spostava pedine sulla lavagnetta: era iperattivo, spinto da una passione rara“.

LA CONSACRAZIONE CON CAPELLO – «Dico sempre che esordire in Serie A è un conto, restare per oltre quindici anni ad alti livelli è la vera sfida. Di Fabio ricordo i rapporti fantastici con i calciatori, aveva un’empatia unica… pur non essendo un chiacchierone».

LA LITE CON ANCELOTTI – “Partiamo dal presupposto che io ho discusso con tutti gli allenatori che ho avuto, penso sia un record. Con Carlo sì, litigammo, e mi uscì una frase molto forte. Ma poi è tutto rientrato, abbiamo un rapporto ottimo e lo stimo tantissimo come tecnico“.

IL MOMENTO MIGLIORE DELLA CARRIERA? – “Difficile sceglierne uno, ma se proprio devo dico la finale di Atene del ‘94. Fu un anno strepitoso e quella la partita perfetta. Doppietta di Massaro, gol del genio Savicevic e del mio amico Desailly. Io e Marcel formavamo una grande coppia“.

IL PEGGIORE? – «L’Europeo del 2000. Perdemmo all’ultimo, al Golden gol e forse ebbi la sensazione che sarebbe stata l’ultima vera occasione di vincere in azzurro. Vederla sfumare così mi ha fatto male…».

LA FINALE PERSA AD USA 94 – “Sì, perdere una finale dei mondiali in quel modo è stato tremendo. Però, sa, avevo 22 anni e tutta la carriera davanti. Avevo l’incoscienza e la spensieratezza del più giovane del gruppo. Ricordo che Sacchi mi chiese me la sentissi di calciare e io andai senza pensare. Mentre c’era chi si nascondeva dietro alla panchina pur di non calciare. Non dirò mai i nomi, ma giocavano uno nel Milan e l’altro nell’Inter…“.

IL BARCELLONA – “Mi chiamò Rijkaard, mio compagno al Milan, e mi disse che aveva bisogno di un uomo spogliatoio. Io andai di corsa. A Barcellona sono stato trattato da re. Credo che più che il calciatore sia emerso l’uomo. Pensi che una volta sono tornato con Baggio a Barcellona e lui, vedendo l’affetto della gente, mi disse: ‘Demetrio ma quanti anni sei stato qui?’“.

L’ACCOGLIENZA DI MESSI – “Mi vergogno un po’ a dirlo, ma non lo conoscevo. Era appena tornato dal mondiale U20 vinto con l’Argentina. Joan ci presentò. Lui, invece, sapeva tutto. ‘Sei Albertini, centrocampista del grande Milan’. Io invece non sapevo chi fosse. Mi sono bastati due allenamenti per capire che era un marziano. E in quella squadra c’erano Ronaldinho, Eto’o e compagnia“.

IL BARCELLONA – “Mi chiamò Rijkaard, mio compagno al Milan, e mi disse che aveva bisogno di un uomo spogliatoio. Io andai di corsa. A Barcellona sono stato trattato da re. Credo che più che il calciatore sia emerso l’uomo. Pensi che una volta sono tornato con Baggio a Barcellona e lui, vedendo l’affetto della gente, mi disse: ‘Demetrio ma quanti anni sei stato qui?’“.

L’ACCOGLIENZA DI MESSI – “Mi vergogno un po’ a dirlo, ma non lo conoscevo. Era appena tornato dal mondiale U20 vinto con l’Argentina. Joan ci presentò. Lui, invece, sapeva tutto. ‘Sei Albertini, centrocampista del grande Milan’. Io invece non sapevo chi fosse. Mi sono bastati due allenamenti per capire che era un marziano. E in quella squadra c’erano Ronaldinho, Eto’o e compagnia“.

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