Aurelio De Laurentiis torna a parlare del futuro del calcio, soffermandosi sul confronto tra il modello americano e quello europeo. Il De Laurentiis: “I Mondiali in America sono stati un grande successo, in Europa visione ottocentesca. Malagò la persona giusta”

Aurelio De Laurentiis torna a scuotere il mondo del calcio con una delle sue riflessioni sul futuro del movimento. Il presidente del Napoli ha posto l’accento sulle differenze esistenti tra il modello sportivo americano e quello europeo, elogiando la capacità degli Stati Uniti di organizzare e valorizzare i grandi eventi e criticando invece un sistema europeo che, a suo giudizio, continua ad avere una visione troppo legata al passato.

Il patron azzurro ha preso come riferimento il successo dei Mondiali disputati in America, considerandoli una dimostrazione concreta delle potenzialità di un calcio pensato non soltanto come evento sportivo, ma anche come spettacolo e prodotto capace di raggiungere un pubblico sempre più vasto.

Nel suo intervento De Laurentiis ha affrontato anche il tema della governance sportiva, indicando Giovanni Malagò come una delle figure che potrebbero avere le caratteristiche necessarie per accompagnare il calcio italiano verso una fase di rinnovamento.

De Laurentiis esalta il modello americano

Il confronto tra Stati Uniti ed Europa è uno dei punti centrali del ragionamento del presidente del Napoli. De Laurentiis guarda con particolare interesse alla capacità americana di costruire grandi eventi intorno allo sport e di trasformarli in appuntamenti capaci di andare oltre il semplice risultato ottenuto sul terreno di gioco.

“I Mondiali in America sono stati un grande successo”, è il giudizio del numero uno del Napoli.

Una valutazione che riguarda non soltanto l’aspetto sportivo, ma più in generale tutto ciò che ruota attorno all’organizzazione di una grande manifestazione: impianti, servizi, spettacolo, comunicazione e capacità di coinvolgere gli spettatori.

Il calcio come grande spettacolo

Per De Laurentiis il calcio moderno deve necessariamente confrontarsi con un mercato dell’intrattenimento profondamente diverso rispetto al passato.

Le nuove generazioni hanno modalità differenti di seguire lo sport, utilizzano piattaforme digitali e hanno a disposizione una quantità enorme di contenuti. Il calcio, quindi, non può più pensare di essere automaticamente al centro dell’attenzione soltanto grazie alla propria storia.

Da qui la necessità di rendere ogni grande appuntamento un’esperienza capace di coinvolgere il pubblico prima, durante e dopo la partita.

Negli Stati Uniti questa concezione dello sport è presente da tempo. Le grandi competizioni vengono accompagnate da eventi, spettacoli e iniziative commerciali che contribuiscono a trasformare la singola partita in qualcosa di più ampio.

De Laurentiis duro con l’Europa: “Visione ottocentesca”

Se il giudizio sul modello americano è positivo, quello espresso sul sistema europeo è decisamente più severo.

De Laurentiis parla infatti di una “visione ottocentesca”, una definizione forte attraverso la quale evidenzia la distanza che, secondo lui, separa alcune strutture del calcio europeo dalle esigenze dello sport contemporaneo.

Il presidente del Napoli ha più volte sostenuto la necessità di rivedere profondamente l’organizzazione del calcio, dai calendari alla gestione economica, passando per gli stadi e per il rapporto con televisioni e nuove piattaforme.

Il rischio, secondo questa visione, è quello di continuare a difendere modelli che hanno funzionato per decenni senza accorgersi di quanto velocemente stia cambiando il pubblico.

Stadi e infrastrutture, il grande problema italiano

Il tema della modernizzazione inevitabilmente coinvolge anche gli impianti. Proprio gli stadi rappresentano da anni uno dei principali punti di debolezza del calcio italiano rispetto ad altri grandi campionati.

Molte strutture sono state costruite diversi decenni fa e faticano a offrire servizi paragonabili a quelli disponibili negli impianti più moderni.

Per un dirigente come De Laurentiis, proveniente dal mondo del cinema e dell’intrattenimento, la partita non può essere considerata esclusivamente nei novanta minuti giocati sul terreno di gioco. Lo stadio deve diventare un luogo nel quale trascorrere più tempo, capace di offrire servizi e opportunità anche al di fuori dell’evento sportivo.

È proprio su questo terreno che il confronto con gli Stati Uniti diventa ancora più evidente.

La sfida per conquistare le nuove generazioni

Un altro elemento centrale riguarda il pubblico più giovane. Il calcio resta uno degli sport più seguiti al mondo, ma deve confrontarsi con forme di intrattenimento che soltanto pochi anni fa non esistevano o avevano un peso molto inferiore.

Social network, piattaforme streaming, videogiochi e contenuti disponibili in qualsiasi momento rappresentano concorrenti diretti per il tempo e l’attenzione degli spettatori.

Per questo motivo, secondo la filosofia più volte espressa dal presidente del Napoli, il prodotto calcio deve essere capace di evolversi.

Non significa necessariamente modificare l’essenza del gioco, quanto piuttosto migliorare tutto ciò che lo circonda e renderlo maggiormente accessibile e interessante per un pubblico globale.

Il ruolo dei grandi club nel cambiamento

Le società più importanti diventano inevitabilmente protagoniste di questa trasformazione. Sono i club, infatti, a sostenere gran parte del sistema e a investire cifre considerevoli per costruire squadre competitive.

De Laurentiis ha spesso rivendicato la necessità di dare maggiore peso alle società nelle decisioni che riguardano il futuro delle competizioni.

Il nodo riguarda soprattutto la sostenibilità economica. Aumentano i costi, crescono gli impegni e diventano sempre più numerose le competizioni. Per questo diventa fondamentale trovare un equilibrio tra esigenze sportive, commerciali e fisiche dei calciatori.

De Laurentiis e la necessità di cambiare il calcio

Quello del presidente del Napoli non è un intervento isolato. Nel corso degli anni De Laurentiis ha più volte proposto cambiamenti anche radicali nella struttura del calcio.

Il patron azzurro ha spesso sottolineato la necessità di rinnovare competizioni, calendari e modalità di fruizione delle partite. Alcune delle sue posizioni hanno generato discussioni e divisioni, ma il punto centrale del suo pensiero è rimasto sostanzialmente invariato: il calcio deve riuscire ad anticipare il cambiamento invece di subirlo.

Il successo delle manifestazioni organizzate negli Stati Uniti diventa quindi, nella sua lettura, un esempio dal quale prendere spunto.

Malagò, la figura indicata da De Laurentiis

Nel ragionamento sul futuro dello sport trova spazio anche Giovanni Malagò. De Laurentiis lo considera una personalità dotata dell’esperienza necessaria per comprendere le dinamiche sportive e istituzionali.

“Malagò è la persona giusta”, è il giudizio espresso dal presidente del Napoli.

Un’investitura significativa, soprattutto considerando il peso che Malagò ha avuto per anni all’interno dello sport italiano.

Secondo De Laurentiis, per affrontare una fase di trasformazione così delicata servono dirigenti capaci di conoscere il sistema ma, allo stesso tempo, di immaginare soluzioni differenti rispetto a quelle utilizzate in passato.

Il calcio europeo davanti a una scelta

Il messaggio lanciato dal presidente del Napoli va quindi oltre il semplice confronto tra America ed Europa.

La questione riguarda quale direzione dovrà prendere il calcio nei prossimi anni. Da una parte c’è la possibilità di conservare strutture e abitudini consolidate, dall’altra quella di provare a ripensare il prodotto per renderlo più moderno e competitivo nel mercato globale dell’intrattenimento.

De Laurentiis non sembra avere dubbi sulla strada da percorrere. L’esempio americano dimostrerebbe che investire sullo spettacolo, sugli impianti e sull’esperienza del pubblico può aumentare enormemente il valore di una competizione.

De Laurentiis guarda al futuro

Ancora una volta il presidente del Napoli invita dunque il sistema calcistico a interrogarsi sul proprio futuro.

Le sue parole sulla “visione ottocentesca” dell’Europa sono destinate a far discutere, così come l’indicazione di Malagò come figura adatta ad accompagnare una nuova fase dello sport italiano.

Al centro rimane però un concetto preciso: il calcio non può vivere soltanto della propria tradizione. Deve continuare a innovare, migliorare gli impianti, valorizzare lo spettacolo e soprattutto comprendere come sta cambiando il pubblico.

Per De Laurentiis gli Stati Uniti hanno già mostrato una possibile strada. Adesso la domanda è se anche il calcio europeo sarà disposto a seguirla oppure continuerà a difendere un modello che il presidente del Napoli considera ormai appartenente al passato.

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