A cura di Manila Scaramella
UGENTO – Il progetto di rimodellamento e sopraelevazione della discarica di servizio in località Burgesi torna al centro del dibattito ambientale e politico del Salento. L’Associazione Comitato “No Burgesi” ODV richiama l’attenzione sul parere negativo espresso dal Comitato Tecnico di Valutazione di Impatto Ambientale (CTVIA) e sulle criticità contenute nella Relazione Istruttoria del Servizio Autorizzazioni Ambientali (A.I.A.), presentata nell’ambito della conferenza dei servizi del 15 ottobre 2026.
Gli atti riguardano il procedimento IDVIA 1064 e, secondo quanto riferito dall’associazione, evidenzierebbero carenze significative sotto il profilo ambientale, progettuale ed economico-finanziario. Elementi che, nella valutazione del Comitato, metterebbero in discussione la sostenibilità dell’intervento e rafforzerebbero le preoccupazioni espresse da tempo dai cittadini e dagli amministratori locali.
La posizione dell’associazione è netta: la Regione Puglia dovrebbe riconsiderare il progetto e interrompere il percorso verso la sopraelevazione del sito. La vicenda, tuttavia, non riguarda soltanto il futuro della discarica, ma anche la coerenza delle scelte regionali in materia di gestione dei rifiuti, tutela delle risorse naturali ed economia circolare.
Il parere negativo della CTVIA: cosa significa per il progetto
Secondo il comunicato del Comitato “No Burgesi”, il Comitato Tecnico VIA ha espresso una valutazione nettamente negativa, definendo gli impatti ambientali attribuiti al progetto di rimodellamento e sopraelevazione «significativi e negativi».
La Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) è uno strumento che consente di esaminare preventivamente i possibili effetti di un progetto sull’ambiente, considerando elementi quali acqua, suolo, aria, ecosistemi e territorio.
Il parere negativo rappresenta un passaggio rilevante nell’istruttoria, ma è necessario distinguere la valutazione tecnica dal provvedimento amministrativo conclusivo. Da solo, infatti, non dimostra che il procedimento sia già stato formalmente archiviato né che eventuali autorizzazioni siano state revocate.
Per conoscere le conseguenze effettive del parere occorre verificare le determinazioni assunte dall’autorità competente e gli eventuali atti successivi.
È proprio su questo punto che si concentra la richiesta dell’associazione: capire quale decisione intenda adottare la Regione dopo le valutazioni tecniche e se il progetto possa ancora proseguire oppure debba essere definitivamente accantonato.
Per il Comitato, le criticità segnalate confermerebbero l’inadeguatezza di una scelta che non offrirebbe garanzie sufficienti rispetto alla vulnerabilità ambientale del sito.
Percolato, il nodo dei volumi: 352 metri cubi contro 1.477
Tra gli aspetti più delicati evidenziati dal Comitato figura la gestione del percolato, il liquido che si forma quando l’acqua attraversa i rifiuti e raccoglie sostanze disciolte. La sua raccolta, il suo stoccaggio e il suo corretto smaltimento sono fondamentali per prevenire possibili contaminazioni del terreno e delle acque sotterranee.
Secondo i dati riportati nel comunicato dell’associazione, il progetto prevederebbe una capacità di stoccaggio pari a 352 metri cubi, a fronte di un volume di 1.477 metri cubi associato a un evento meteorico critico.
La differenza è significativa: il secondo valore è circa 4,2 volte superiore alla capacità di stoccaggio indicata. Per il Comitato, questo divario solleva interrogativi sulla capacità del sistema di affrontare eventi meteorici intensi senza dipendere in maniera determinante dai trasferimenti mediante autobotti.
Per interpretare correttamente questi numeri, tuttavia, è necessario verificare le condizioni di calcolo utilizzate nella documentazione tecnica, la quantità di percolato effettivamente prevista e le modalità con cui il sistema dovrebbe gestire eventuali picchi di produzione.
La differenza tra i due valori non dimostra automaticamente che si verificherà una fuoriuscita, ma rende importante chiarire quali margini di sicurezza siano previsti e quali procedure siano disponibili in caso di ritardi nei trasporti o di condizioni meteorologiche sfavorevoli.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda la falda acquifera sottostante. Secondo quanto riportato dal Comitato, gli atti istruttori non avrebbero escluso impatti significativi sulle acque sotterranee.
Anche in questo caso, occorre distinguere il rischio potenziale da un danno accertato: la mancata esclusione di possibili impatti non equivale alla prova che la falda sia già contaminata. Si tratta, tuttavia, di un aspetto che richiede approfondimenti e garanzie adeguate, considerata l’importanza della tutela delle risorse idriche.
Emissioni odorigene, polveri e biogas: le carenze contestate
Le criticità richiamate dall’associazione riguardano anche la valutazione delle emissioni e dei possibili disagi per le comunità residenti nelle aree interessate.
Secondo il Comitato, nella documentazione mancherebbero modelli previsionali ritenuti attendibili e dati fondamentali sulla composizione dei rifiuti, necessari per stimare in maniera adeguata le emissioni e i loro possibili effetti sull’ambiente circostante.
Tra le carenze segnalate figura inoltre l’assenza di uno specifico studio di impatto odorigeno che, secondo l’associazione, dovrebbe essere conforme a quanto previsto dalla Legge regionale pugliese n. 32/2018.
Il comunicato richiama anche la mancata definizione di procedure operative dettagliate per contenere le emissioni diffuse durante le diverse fasi di lavorazione.
Polveri, odori e biogas rappresentano aspetti che richiedono una valutazione preventiva accurata, sia per la protezione dell’ambiente sia per la qualità della vita dei residenti.
È importante precisare che una carenza documentale non dimostra automaticamente che si siano già verificati danni ambientali o superamenti dei limiti di legge. Indica, piuttosto, la necessità di verificare se le informazioni disponibili siano sufficienti a valutare i rischi e a definire misure di prevenzione efficaci.
Secondo il Comitato, la documentazione progettuale non offrirebbe garanzie adeguate per chiarire l’entità degli impatti e l’efficacia delle misure di mitigazione previste.
Coperture e stabilità: i dubbi sulle opere di sicurezza
Un altro capitolo riguarda la sicurezza strutturale e i sistemi di impermeabilizzazione della discarica.
Secondo quanto riportato nel comunicato, non risulterebbero adeguatamente definite le caratteristiche prestazionali dei materiali destinati alla copertura provvisoria e definitiva, le modalità di compattazione e i sistemi di ancoraggio delle geomembrane.
A queste criticità si aggiungerebbe la necessità di verificare la portanza del fondo in conformità alle Norme tecniche per le costruzioni del 2018 (NTC 2018).
Il cosiddetto capping è il sistema di copertura che contribuisce a isolare il corpo dei rifiuti dall’ambiente esterno, limitando l’infiltrazione delle acque meteoriche e favorendo il controllo delle emissioni. Le geomembrane sono invece materiali impermeabili utilizzati nei sistemi di protezione e contenimento.
La definizione delle caratteristiche dei materiali, delle modalità di posa e dei sistemi di ancoraggio è essenziale per valutare la tenuta delle opere e la loro capacità di mantenere nel tempo le prestazioni richieste.
Per il Comitato “No Burgesi”, le carenze segnalate rafforzerebbero i dubbi sull’affidabilità complessiva dell’intervento. La verifica puntuale degli atti tecnici resta necessaria per distinguere le integrazioni eventualmente richieste dalle non conformità effettivamente accertate.
Piano Economico-Finanziario: le garanzie per la gestione futura
Alle questioni ambientali e strutturali si aggiunge quella economica. Il Comitato denuncia infatti l’assenza di un Piano Economico-Finanziario ritenuto idoneo a dimostrare la sostenibilità dell’intervento.
Secondo l’associazione, a distanza di mesi dall’avvio del procedimento, il gestore non avrebbe ancora presentato una documentazione sufficiente a garantire la copertura dei costi di realizzazione, esercizio e gestione successiva alla chiusura dell’impianto.
Il Piano Economico-Finanziario dovrebbe consentire di valutare le risorse necessarie per le diverse fasi di vita della discarica, comprese le spese di gestione successiva alla chiusura e le garanzie finanziarie previste dalla normativa applicabile.
Il Comitato richiama, in particolare, la necessità di assicurare una copertura finanziaria per almeno trent’anni.
La durata e la natura degli obblighi finanziari devono essere verificate alla luce delle disposizioni applicabili allo specifico impianto e del contenuto degli atti istruttori. Se confermata, l’assenza di un piano adeguato costituirebbe comunque una questione rilevante da chiarire prima di procedere con le autorizzazioni.
La gestione di una discarica, infatti, non si esaurisce con la conclusione dei conferimenti. Anche dopo la chiusura possono essere necessari controlli, manutenzioni e interventi finalizzati a prevenire impatti ambientali nel lungo periodo.
Per questo il Comitato chiede chiarezza sui costi previsti, sulle garanzie disponibili e sulle responsabilità connesse alla gestione futura del sito.
La Deliberazione n. 130/2025 e il confronto con “Puglia 2030”
Oltre alle criticità tecniche, la vicenda di Burgesi apre un confronto politico sulle strategie regionali in materia di gestione dei rifiuti.
Il Comitato “No Burgesi” richiama gli obiettivi di transizione ecologica, economia circolare, decarbonizzazione e progressivo superamento del ricorso allo smaltimento in discarica associati alla programmazione ambientale regionale.
Secondo l’associazione, la riattivazione e l’incremento delle volumetrie delle discariche sarebbero difficilmente conciliabili con una strategia orientata alla riduzione degli impatti ambientali, al recupero dei materiali e alla promozione di modelli di gestione più sostenibili.
Nel mirino del Comitato vi è la Deliberazione della Giunta regionale n. 130 dell’11 febbraio 2025, relativa alle modifiche del Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani per il segmento dello smaltimento in discarica.
L’associazione ritiene che le scelte contenute nel provvedimento, con particolare riferimento al sito di Burgesi, siano in contrasto con gli obiettivi ambientali regionali e con la pianificazione climatica locale.
Vengono richiamati anche i Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC) adottati dai Comuni del territorio, che il Comitato considera un riferimento importante per le politiche locali di sostenibilità.
La questione sollevata è dunque quella della coerenza tra gli obiettivi dichiarati nelle strategie ambientali e le decisioni concrete adottate nella gestione degli impianti.
Per accertare un’effettiva incompatibilità tra i diversi atti, è necessario confrontare puntualmente le disposizioni della deliberazione, gli obiettivi della programmazione regionale e i contenuti dei PAESC interessati. La contraddizione denunciata dal Comitato rappresenta una contestazione politica e programmatica alla quale l’amministrazione regionale è chiamata a dare una risposta documentata.
La mobilitazione del territorio e le richieste dei cittadini
La controversia sulla discarica si inserisce in una vicenda che coinvolge da tempo cittadini, associazioni ambientaliste e amministrazioni locali.
Il Comitato “No Burgesi” indica tra i propri obiettivi l’annullamento del provvedimento regionale contestato, la chiusura definitiva del sito e la bonifica delle aree interessate.
La mobilitazione nasce dalla preoccupazione che il territorio continui a sostenere il peso della gestione dei rifiuti senza che siano chiariti fino in fondo i rischi, le responsabilità e le prospettive di lungo periodo.
Il confronto riguarda anche il rapporto tra istituzioni e comunità locali: i cittadini chiedono che le decisioni siano accompagnate da documentazione accessibile, controlli rigorosi e risposte trasparenti alle osservazioni presentate.
Le preoccupazioni espresse dalla comunità rappresentano un elemento importante del dibattito pubblico, pur dovendo rimanere distinta la denuncia dei rischi potenziali dall’accertamento di eventuali danni ambientali.
La richiesta alla Regione: fermare la sopraelevazione
Alla luce delle criticità illustrate, l’Associazione Comitato “No Burgesi” ODV rivolge alla Regione Puglia una domanda precisa: quali decisioni intende assumere dopo il parere negativo della CTVIA e le osservazioni contenute nella Relazione Istruttoria A.I.A.?
Il Comitato chiede se l’amministrazione regionale intenda proseguire nel percorso relativo al progetto oppure se ritenga necessario rivedere le proprie scelte alla luce delle valutazioni tecniche e delle richieste provenienti dal territorio.
La posizione dell’associazione è chiara: cancellare definitivamente il progetto di sopraelevazione della discarica di Burgesi e riconsiderare la Deliberazione n. 130/2025, promuovendo un modello di gestione dei rifiuti maggiormente orientato alla prevenzione, al recupero e alla tutela ambientale.
La richiesta comprende anche la necessità di chiarire lo stato del procedimento, le conseguenze del parere negativo, le eventuali integrazioni richieste al gestore e i provvedimenti che l’autorità competente riterrà di adottare.
Un confronto trasparente dovrebbe consentire di conoscere le alternative considerate, le garanzie previste per la protezione della falda e del suolo, le misure di controllo delle emissioni e la sostenibilità economica dell’impianto nel lungo periodo.
La decisione finale dovrà tenere conto degli atti tecnici, delle disposizioni applicabili e delle responsabilità delle amministrazioni coinvolte, distinguendo le valutazioni istruttorie da un eventuale provvedimento conclusivo.
Burgesi, una scelta che riguarda il futuro del Salento
La vicenda della discarica di Burgesi rappresenta un banco di prova per il rapporto tra pianificazione regionale, tutela ambientale e partecipazione delle comunità locali.
Le criticità segnalate dal Comitato richiedono risposte precise, soprattutto sulla gestione del percolato, sulla protezione delle acque sotterranee, sulle emissioni, sulla sicurezza delle coperture e sulla disponibilità delle risorse finanziarie necessarie a garantire la gestione nel tempo.
Il parere negativo attribuito alla CTVIA costituisce un passaggio rilevante del procedimento, ma sarà necessario conoscere gli atti conclusivi e le determinazioni dell’autorità competente per comprendere quali conseguenze avrà sul futuro del progetto.
Nel frattempo, l’associazione ribadisce la propria contrarietà alla sopraelevazione e chiede alla Regione un atto di responsabilità nei confronti del territorio.
La domanda resta aperta: la Regione Puglia intende confermare la strada intrapresa oppure rivedere il progetto alla luce delle criticità tecniche segnalate?
Per il Comitato “No Burgesi”, la priorità deve essere la tutela dell’ambiente e delle comunità locali, attraverso scelte trasparenti, verificabili e coerenti con gli obiettivi di sostenibilità dichiarati.
La risposta delle istituzioni sarà determinante per definire il futuro di Burgesi e chiarire quale modello di gestione dei rifiuti la Regione intenda perseguire negli anni a venire.
Fonti documentali
Associazione Comitato “No Burgesi” ODV – Comunicato relativo al procedimento IDVIA 1064, datato 15 ottobre 2026.
Comitato Tecnico di Valutazione di Impatto Ambientale (CTVIA) – Parere relativo al procedimento IDVIA 1064: https://drive.google.com/file/d/1w1U0uf6FuH-m0bBnT2uSTwDKBFlJ7PTa/view?usp=sharing
Servizio Autorizzazioni Ambientali (A.I.A.) – Relazione Istruttoria relativa al procedimento IDVIA 1064: https://drive.google.com/file/d/1CfUJvYHdky4oQ-2u2cZZz7g16Rkc9ZAe/view?usp=sharing
Regione Puglia – Deliberazione della Giunta regionale n. 130 dell’11 febbraio 2025, relativa al Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani.
Regione Puglia – Documentazione sulle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale: https://pugliacon.regione.puglia.it/web/sit-puglia-ambiente/procedimento-di-assoggettabilita-a-via
Associazione Comitato “No Burgesi” – Informazioni sull’associazione e sui suoi obiettivi: https://www.comitatonoburgesi.org/
Normativa richiamata nel comunicato originario – Legge regionale pugliese n. 32/2018 e Norme tecniche per le costruzioni del 2018 (NTC 2018).
Comuni del territorio interessato – Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC), richiamati dall’associazione.
Nota editoriale
Articolo redatto a cura di Manila Scaramella sulla base del comunicato stampa dell’Associazione Comitato “No Burgesi” ODV e delle fonti documentali indicate in data 15 ottobre 2026.
Le contestazioni e le richieste sono attribuite all’associazione. I dati tecnici riportati nel comunicato sono presentati come elementi da verificare attraverso gli atti integrali; non vengono utilizzati per affermare che si siano già verificati danni ambientali o che il procedimento sia stato definitivamente concluso.
Prima della pubblicazione è raccomandata la verifica diretta dei documenti del procedimento IDVIA 1064, con particolare attenzione alla formulazione del parere CTVIA, ai calcoli relativi al percolato, alle prescrizioni tecniche, agli obblighi finanziari e agli eventuali provvedimenti successivi della Regione Puglia.
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