Le recenti dichiarazioni rilasciate da Kevin De Bruyne, calciatore del Napoli, ai media belgi e il successivo dibattito che ne è scaturito hanno sollevato un polverone che va ben oltre le questioni puramente tattiche. Sentire un calciatore del suo calibro sparare a zero su Antonio Conte a pochi giorni dall’addio del tecnico leccese lascia un retrogusto amaro. È la triste dinamica del calcio moderno. Il silenzio finché si è sotto lo stesso tetto e l’attacco frontale non appena l’interlocutore ha varcato la soglia per andarsene. Un tempismo perfetto, certo, ma che fa malissimo all’immagine di un professionista che si professa leader e, di riflesso, all’armonia del club che lo stipendia lautamente. Poi le dinamiche interne non sono conosciute ma questi sono comportamenti che andrebbero evitati a prescindere.
La spallata di De Bruyne a Conte: un tempismo rivedibile
Come riportato da più fonti, il fantasista belga non ha usato giri di parole per liquidare l’ex allenatore azzurro: “Se sono felice che Conte sia andato via? Per me sì, non doveva restare”. Un’entrata a gamba tesa, arrivata rigorosamente a separazione consumata. Il belga ha contestato i moduli, parlando di un 5-4-1 troppo difensivo, di promesse non mantenute sul piano del gioco e della frustrazione di non aver giocato nel proprio ruolo ideale. Ma la domanda sorge spontanea: perché dirlo adesso? Questo sfogo tardivo assomiglia molto più a una liberazione egoistica che a una critica costruttiva. Un vero top player affronta i problemi nello spogliatoio, non aspetta che il tecnico sia lontano per lavare i panni sporchi in pubblico. Ecco è proprio questo che non torna, la scelta di tempo completamente errata. Non è da fuoriclasse veri, nello sport e nella vita, aspettare che sia uscito dalla porta l’interlocutore, con la porta ancora che gira, e parlare in questi termini. Sembra proprio che a Napoli quest’anno nessuno voglia prendersi le proprie responsabilità.
Il silenzio di De Bruyne e la stroncatura della critica
A De Bruyne sembra proprio che sia mancato il coraggio di parlare in faccia a Conte quando l’allenatore sedeva ancora sulla panchina del Napoli. È comodo trincerarsi dietro il malcontento tattico quando il destinatario delle critiche non può più replicare direttamente sul campo o nello spogliatoio. Attaccare gli assenti è un esercizio fin troppo facile, che svilisce lo spessore umano di chi lo pratica. Da un campione della sua levatura ci si sarebbe aspettata una gestione della crisi decisamente più matura e frontale, non una polemica postuma ad uso e consumo dei media stranieri. La domanda che sorge spontanea è: il belga è nelle condizioni di parlare in questi termini? Ha dato tutto quello che poteva dare nonostante l’infortunio? È il caso di pensare all’estetica del calcio a 35 anni e non attribuirsi altri ruoli all’interno dello spogliatoio?
De Bruyne come guida per i più giovani?
Al di là delle incomprensioni con la guida tecnica, l’avventura all’ombra del Vesuvio del belga solleva interrogativi pesanti sul suo reale impatto all’interno dello spogliatoio. Un fuoriclasse del suo livello, arrivato a Napoli con un bagaglio immenso di trionfi internazionali, avrebbe dovuto e potuto fare molto di più. Il suo compito non era solo quello di dispensare assist, ma di fare da chioccia ai tanti giovani in rosa, trasmettendo la mentalità vincente e la cultura del lavoro nei momenti di tempesta. Invece di caricarsi il gruppo sulle spalle, De Bruyne ha preferito isolarsi nei propri spartiti tattici, dimostrando una fragilità caratteriale che cozza brutalmente con lo status di leader carismatico che tutti gli accreditavano.
La doppia verità sul minutaggio di De Bruyne sotto la gestione Conte
Andando però nel merito della questione di campo, l’alibi del “freno tattico” regge solo fino a un certo punto. Se da una parte è innegabile che il calcio speculativo e muscolare di Conte non esaltasse le sue geometrie purissime, dall’altra la narrazione di un De Bruyne “osteggiato” o “vittima” è del tutto falsa. I dati dicono l’esatto contrario: il belga ha giocato tantissimo e ha ricevuto un’enorme fiducia dal tecnico, che non si è mai privato del suo talento, anche quando la condizione fisica o l’atteggiamento non erano dei migliori. Lamentarsi del ruolo dopo aver goduto di un minutaggio da titolare inamovibile suona ingeneroso. Conte lo ha messo al centro del progetto pur con i suoi dettami; De Bruyne, invece di adattarsi con umiltà per il bene supremo della squadra, ha covato un risentimento che oggi cancella la sua facciata da impeccabile professionista.
…adesso cosa aspettarsi con il probabile arrivo di Massimiliano Allegri ?
Ormai imminente annuncio dell’arrivo del tecnico Toscano le linee guida per il prossimo campionato gli obiettivi sembrano cominciare già delinearsi chiari nelle menti dei dirigenti azzurri. Bisognerà a questo punto chiarire quanto prima ogni aspetto anche con quelli che restano. De Bruyne è uno di questi. Il campione belga dovrà fare chiarezza con il nuovo mister, il quale certo non è ricordato per il suo gioco spumeggiante ma che potrebbe saper come esaltare un giocatore dalle caratteristiche offensive del belga. Dopo il mondiale a 35 anni è chiamato delle riflessioni importanti. Dovrà decidere se svernare in campionati esotici e altamente retributivi o continuare l’avventura azzurra, ma con altre intenzioni, modalità ed obiettivi. Ogni tipo del Napoli si augura una sua permanenza, che, a determinate condizioni potrebbe solo giovare a tutte le parti chiamate in causa.


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