L’era di Antonio Conte si chiude con un colpo di scena che lascia l’ambiente a bocca aperta. Nonostante un palmarès recente che recita uno scudetto cucito sul petto e una Supercoppa sollevata al cielo, il tecnico ha probabilmente deciso di rassegnare le dimissioni. Il bilancio dell’esperienza di Conte resta un mix di trionfi straordinari e profonde spaccature interne, un dualismo che ha spinto l’allenatore a interrompere il rapporto prima della scadenza naturale del contratto.

…tifoseria divisa in due

L’era Conte nonostante i successi sembra aver lasciato l’amaro in bocca molti tifosi, nonostante la presenza di molti altri che ne hanno invece apprezzato metodo e temperamento. Certo che è difficile contestare che ha vinto così tanto in poco tempo ricostruendo da un 10º posto, ma è pur vero che il fallimento in Champions la gestione infortuni e i tanti investimenti non valorizzati per tecnico leccese lasciano svariati interrogativi a cui bisogna dare delle risposte da qui avanti.

Le due facce del ciclo Conte: lo scudetto e il flop in Champions

Il percorso di Conte è stato una cavalcata vincente in campionato, culminata con la vittoria del titolo e un secondo posto di alto livello l’anno successivo. Tuttavia, l’idillio tra Conte e la dirigenza ha iniziato a incrinarsi a causa delle prestazioni deludenti in campo internazionale. La pessima figura rimediata in Champions League, con un’eliminazione precoce che ha bruciato milioni di ricavi, è diventata un capo d’accusa pesante per il gioco di Conte, storicamente in difficoltà nei tornei europei a eliminazione diretta. A incrinare i rapporti poi ci ho pensato lo stesso. Quando più di una volta sollecitato dai giornalisti, criticato la società. Come non ricordare l’attacco frontale dopo la cessione di gennaio scorso di Kvaratskhelia.

Il logorio di Conte: il nodo irrisolto della gestione infortuni

A far precipitare la situazione in casa Conte è stata anche la gestione dello staff medico e atletico. I metodi di allenamento ad altissima intensità tipici di Conte hanno portato la rosa all’esaurimento fisico nei momenti chiave della stagione. Questo grave problema nella gestione degli infortuni, con una serie infinita di lesioni muscolari che hanno decimato i titolari, ha creato forti tensioni tra il mister del Napoli scudettato e i vertici societari, convinti che servisse una gestione delle energie più conservativa. I trionfi nazionali di Conte non sono bastati a colmare il vuoto lasciato dal fallimento europeo e dal logorio fisico di una rosa ridotta ai minimi termini.

Il dopo Conte: la società si interroga sui possibili sostituti

Con l’addio ufficiale di Conte, la dirigenza è già al lavoro per non lasciare la squadra senza una guida. Sostituire una personalità ingombrante come quella di Conte non sarà facile, ma la lista dei candidati è già pronta. I profili valutati per il post-Conte si dividono in due filosofie. Allenatori che utilizzano la difesa a tre, per non disperdere il lavoro strutturale svolto dallo stratega leccese sul campo. Poi c’è la linea della restaurazione europea: tecnici con grande esperienza internazionale, capaci di dare quel gioco e quel respiro che sono mancati alla gestione Conte nelle coppe.

…i nomi in pole

I nomi in pole position per raccogliere l’eredità del mister azzurro includono sia profili di respiro internazionale che giovani emergenti pronti al grande salto. Sarri, Allegri, Maresca, Palladino etc. Speriamo solo per il bene del Napoli che futuro si palesi nel più breve tempo possibile, creando continuità certezza e serenità nell’ambiente, potendo dare così inizio a una nuova stagione con un patrimonio tecnico non di poco conto.

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