La Camera ha approvato il disegno di legge che punta a riconoscere e tutelare chi assiste un familiare. Previsto dal 2027 un contributo fino a 1.200 euro a trimestre per chi possiede requisiti specifici, insieme a misure di sostegno e sollievo. Il testo passa ora al Senato: per tante famiglie, la speranza è che il riconoscimento diventi un aiuto concreto.
A cura di Manila Scaramella
Ci sono persone che ogni mattina si alzano pensando prima di tutto a qualcun altro. Preparano le medicine, organizzano le visite, accompagnano un familiare dal medico, si occupano della casa e cercano di far quadrare tutto, anche quando le forze cominciano a mancare.
Sono i caregiver familiari: figli che assistono genitori anziani, madri e padri che si prendono cura di un figlio con disabilità, mariti e mogli che affrontano insieme la malattia. Persone che spesso cambiano la propria vita per stare accanto a qualcuno che ha bisogno di loro.
Dietro questa definizione ci sono storie che non sempre trovano spazio nel dibattito pubblico. Ci sono notti insonni, spese da sostenere, appuntamenti medici da organizzare e giornate in cui non rimane neppure il tempo per chiedersi come si sta. Ci sono rinunce al lavoro, progetti rimandati e relazioni che rischiano di passare in secondo piano.
Molti continuano ad andare avanti senza lamentarsi, perché sentono di non poter fare altrimenti. Per amore, per responsabilità, per quel legame che li tiene accanto a una persona cara anche quando la stanchezza diventa difficile da raccontare.
Eppure, dietro chi sembra sempre forte, può esserci qualcuno che avrebbe bisogno di fermarsi, riposare e ricevere aiuto.
È da questa realtà che bisogna partire per comprendere l’importanza del disegno di legge dedicato al riconoscimento e alla tutela di chi assiste e si prende cura dei propri familiari.
Il via libera della Camera e il passaggio al Senato
Il 14 ottobre 2026 la Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge A.C. 2789-A, intitolato Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato e dovrà completare il percorso parlamentare prima di diventare legge definitiva.
La distinzione è fondamentale: l’approvazione della Camera non significa che le nuove misure siano già operative. Perché i sostegni previsti possano essere richiesti, occorrerà attendere l’approvazione definitiva, l’entrata in vigore della legge e le disposizioni attuative necessarie.
Il testo punta a riconoscere il valore sociale dell’assistenza familiare, definire meglio la figura del caregiver e introdurre strumenti di sostegno per chi si assume una parte importante della cura quotidiana.
Non si tratta soltanto di una questione economica. Il provvedimento affronta anche il benessere psicofisico di chi assiste, il riconoscimento delle competenze maturate, la conciliazione con il lavoro e lo studio e il coinvolgimento del caregiver nei percorsi assistenziali.
Chi è il caregiver familiare secondo il disegno di legge
L’articolo 2 individua la figura del caregiver familiare e distingue quattro profili, sulla base dell’impegno assistenziale e della convivenza con la persona assistita.
La definizione comprende, alle condizioni stabilite dal testo, le persone maggiorenni che assistono un figlio, il coniuge, la parte dell’unione civile, il convivente di fatto o determinati parenti e affini.
I profili individuati sono:
- Caregiver familiare prevalente: convive con una persona non autosufficiente e presta almeno 91 ore settimanali di assistenza.
- Caregiver familiare convivente: presta almeno 30 ore e meno di 91 ore settimanali.
- Caregiver familiare non convivente: presta almeno 30 ore settimanali.
- Caregiver familiare con carico assistenziale inferiore: presta da 10 a meno di 30 ore settimanali, convivendo o meno con la persona assistita.
Per i profili che lo richiedono, il carico assistenziale deve risultare dagli strumenti previsti, come il progetto di vita, il Progetto di assistenza individualizzato (PAI) o gli altri piani di intervento ammessi dalla normativa.
Questa distinzione è importante perché il riconoscimento della figura del caregiver e il diritto al contributo economico sono due cose diverse. Le misure previste non spettano automaticamente a chiunque assista un familiare: ogni beneficio ha requisiti specifici.
Il contributo economico: chi può averne diritto
Una delle misure più attese è il contributo economico disciplinato dall’articolo 14 del testo approvato dalla Camera.
Il beneficio è rivolto al caregiver familiare prevalente convivente, che assiste una persona non autosufficiente secondo le condizioni previste dal provvedimento.
Per accedervi dovranno essere rispettati contemporaneamente i requisiti assistenziali, reddituali e ISEE.
In particolare, il testo prevede:
- Assistenza: almeno 91 ore settimanali, con convivenza con la persona assistita.
- Reddito da lavoro: non superiore a 3.000 euro lordi annui. Il requisito comprende anche chi non svolge attività lavorativa.
- ISEE: non superiore a 25.000 euro.
- Condizione della persona assistita: non autosufficienza attestata secondo i criteri previsti dalla normativa.
- Riconoscimento formale: il caregiver deve essere individuato e registrato attraverso la procedura informatica prevista.
Il limite ISEE merita una spiegazione precisa. Per i nuclei familiari con un ISEE fino a 15.000 euro, l’importo viene determinato senza una riduzione legata al valore dell’indicatore. Per chi supera i 15.000 euro, ma rimane entro 25.000 euro, il contributo viene ridotto progressivamente secondo la formula stabilita dal testo.
La misura, quindi, non è un assegno universale per tutti i caregiver
Una persona può dedicare molte ore alla cura di un familiare e, nello stesso tempo, non rientrare nei requisiti richiesti. È il caso, per esempio, di chi lavora oltre il limite reddituale previsto oppure di chi presta assistenza senza convivere con la persona assistita.
Questo è uno degli aspetti più delicati del provvedimento: riconoscere l’importanza della cura significa anche interrogarsi sulle difficoltà di chi, pur impegnandosi ogni giorno, rimane fuori da una specifica misura economica.
Quanto si può ricevere e da quando
Il disegno di legge prevede un contributo con un limite massimo di 1.200 euro per trimestre (equivalenti a 400 euro al mese).
Si tratta di un tetto massimo, non di una somma garantita a tutti gli aventi diritto. L’importo effettivo sarà determinato trimestralmente attraverso un decreto, nel rispetto delle risorse disponibili e tenendo conto del numero dei beneficiari e dei giorni per i quali ciascuno ha maturato il diritto.
Per i nuclei familiari con ISEE fino a 15.000 euro, il contributo non viene ridotto in base al valore dell’indicatore. Per quelli con ISEE superiore a 15.000 euro e non superiore a 25.000 euro, si applica la formula di riduzione prevista dal provvedimento. Se l’importo risultante è pari o inferiore a 30 euro nel trimestre, il contributo non viene corrisposto per quel periodo.
Il beneficio è previsto a partire dal 2027, subordinatamente all’entrata in vigore della legge e all’attivazione delle procedure necessarie. Il testo stabilisce inoltre un limite massimo di due persone assistite per caregiver ai fini del contributo.
Per una famiglia che affronta spese continue, anche un aiuto economico può essere prezioso. Ci sono i trasporti, le visite, le necessità quotidiane e, in alcuni casi, i costi per adattare l’abitazione o acquistare strumenti utili all’assistenza.
Ma il denaro, da solo, non può risolvere ogni difficoltà. Una famiglia può avere bisogno di un contributo e, nello stesso tempo, di un servizio domiciliare, di un sostegno psicologico o di qualcuno che possa occuparsi temporaneamente della persona assistita.
Le risorse stanziate per il contributo
Il testo approvato dalla Camera prevede per il contributo economico uno stanziamento specifico di 248,05 milioni di euro per il 2027, 251,37 milioni per il 2028, 251,17 milioni annui dal 2029 al 2034 e 250,97 milioni annui a partire dal 2035.
Gli oneri complessivi del provvedimento sono invece quantificati in 1,15 milioni di euro per il 2026, 257 milioni per il 2027 e 260 milioni annui dal 2028.
Sono importi differenti perché il finanziamento complessivo comprende più disposizioni, non soltanto il contributo individuale.
Le risorse costituiscono un limite di spesa. Per questo l’importo effettivo riconosciuto a ciascun beneficiario dipenderà anche dal numero delle persone che avranno diritto al sostegno e dai criteri previsti per il calcolo trimestrale.
Il passaggio decisivo sarà l’attuazione della norma: le famiglie dovranno poter conoscere con chiarezza i requisiti, le modalità di domanda e i tempi di erogazione.
Come si potrà accedere al contributo
Il disegno di legge prevede una piattaforma informatica dell’INPS per il riconoscimento formale del caregiver familiare. La costituzione della piattaforma è prevista entro il 2 gennaio 2027.
Per chi assiste un familiare sarà importante prepararsi senza confondere le disposizioni approvate dalla Camera con una procedura già disponibile.
- Primo passaggio: verificare i requisiti. Occorrerà controllare il carico assistenziale, la convivenza, la condizione della persona assistita, il reddito da lavoro e il valore ISEE.
- Secondo passaggio: preparare la documentazione. Sarà utile disporre di un ISEE aggiornato e delle attestazioni necessarie a dimostrare la condizione di non autosufficienza e il carico assistenziale.
- Terzo passaggio: richiedere il riconoscimento. La procedura dovrà essere avviata attraverso la piattaforma INPS, seguendo le istruzioni ufficiali.
- Quarto passaggio: attendere la verifica. Il riconoscimento del caregiver e la verifica dei requisiti per il contributo sono adempimenti distinti.
- Quinto passaggio: seguire le indicazioni per il pagamento. Le modalità operative di erogazione e di trasferimento delle risorse all’INPS dovranno essere definite con il decreto attuativo previsto.
Il testo disciplina la decorrenza del diritto al contributo in relazione all’avvio della procedura telematica e ai mesi nei quali sussistono i requisiti. Le erogazioni saranno trimestrali e posticipate.
Al momento non è possibile presentare una domanda per il nuovo contributo sulla sola base dell’approvazione della Camera. Occorre attendere il completamento dell’iter parlamentare, l’entrata in vigore della legge e le istruzioni ufficiali dell’INPS.
Nel frattempo, chi assiste un familiare può rivolgersi ai servizi sociali del proprio Comune, a un patronato o agli sportelli dedicati alla disabilità per conoscere le prestazioni già disponibili, comprese eventuali misure regionali e comunali.
Le leggi che tutelano le persone con disabilità e le famiglie
Il nuovo provvedimento si inserisce in un quadro normativo che negli anni ha introdotto strumenti importanti, pur senza risolvere tutte le difficoltà di chi presta assistenza.
- Costituzione italiana (artt. 2, 3 e 32): richiamano i doveri di solidarietà, il principio di uguaglianza e la tutela della salute come diritto fondamentale.
- Legge 5 febbraio 1992, n. 104 (art. 33): disciplina specifiche agevolazioni lavorative per alcune categorie di familiari che prestano assistenza.
- Legge 27 dicembre 2017, n. 205 (art. 1, comma 255): ha introdotto la prima definizione nazionale di caregiver familiare.
- Legge 3 marzo 2009, n. 18: ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità.
- Decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62: disposizioni in materia di valutazione della disabilità e progetto di vita.
- Decreto legislativo 15 marzo 2024, n. 29: politiche in favore delle persone anziane, comprese quelle non autosufficienti.
Queste norme costituiscono riferimenti importanti, ma non attribuiscono automaticamente a tutti i caregiver uno stipendio o un contributo economico. I benefici dipendono dalle singole disposizioni e dai requisiti previsti.
Il diritto al sollievo e alla tutela della salute
Chi si prende cura di un familiare può avere bisogno di un servizio domiciliare, di un aiuto per accompagnare la persona alle visite, di un sostegno psicologico o semplicemente di qualche ora di riposo.
C’è poi il tema delle emergenze: se il caregiver si ammala o non può più assistere temporaneamente il proprio familiare, chi interviene?
L’articolo 12 del disegno di legge prevede misure a tutela del benessere psicofisico per il caregiver familiare prevalente e per quello convivente. Tra gli interventi contemplati figurano la sostituzione in caso di emergenza entro 24 ore, ulteriori forme di sostituzione programmate, il sostegno psicologico e alcune prestazioni sanitarie.
Sono misure che dovranno essere organizzate attraverso il progetto di vita o il PAI, nei limiti delle risorse disponibili.
Se chi assiste si ammala, deve sottoporsi a un intervento o attraversa un momento di grave difficoltà, anche la persona assistita rischia di rimanere senza un riferimento. Per questo i servizi di sollievo e quelli territoriali sono fondamentali: possono garantire continuità alle cure e impedire che una difficoltà improvvisa si trasformi in un’emergenza familiare.
Anche il benessere psicologico merita attenzione. La responsabilità costante, la paura per il futuro e la mancanza di tempo per sé possono diventare un peso difficile da sostenere.
Chiedere aiuto non significa amare di meno. Significa riconoscere i propri limiti e proteggere la possibilità di continuare a prendersi cura della persona amata.
Il passaggio al Senato e le aspettative delle famiglie
Il provvedimento dovrà ora essere esaminato dal Senato prima di poter diventare legge definitiva.
Il confronto riguarda anche l’ampiezza delle tutele e la capacità del contributo economico di raggiungere le famiglie più in difficoltà. I requisiti di convivenza, carico assistenziale e reddito escludono infatti alcune persone che prestano comunque un aiuto significativo ai propri familiari.
È un tema sul quale sarà importante continuare a confrontarsi, ascoltando le associazioni, le persone con disabilità e le famiglie.
Una legge mostra il proprio valore quando riesce a entrare nella vita quotidiana delle persone: quando una famiglia trova una risposta, quando un caregiver può riposare senza paura di lasciare solo il proprio caro, quando l’assistenza non dipende esclusivamente dalle risorse economiche e fisiche dei familiari.
È questo il passaggio che tante persone attendono: dal riconoscimento formale alla possibilità di sentirsi davvero sostenute.
Una riflessione: nessuno dovrebbe essere lasciato solo
A volte non servono grandi parole per cambiare la giornata di una persona. Può bastare una telefonata, una visita, un’offerta sincera di aiuto. Può bastare chiedere a chi si prende cura di un familiare come sta e avere davvero il tempo di ascoltare la risposta.
Dietro una persona che sembra sempre forte potrebbe esserci qualcuno che non dorme bene da mesi, che ha paura del futuro e che non trova il coraggio di chiedere una mano perché pensa di dovercela fare da solo.
La fragilità non riguarda soltanto chi riceve assistenza. Riguarda anche chi accompagna, sostiene e protegge, spesso mettendo da parte i propri bisogni per non far mancare nulla alla persona amata.
Nessuno dovrebbe sentirsi solo nel momento più difficile della propria vita. Non una famiglia che affronta una malattia, non un genitore preoccupato per il futuro di un figlio, non una persona anziana che ha bisogno di aiuto e nemmeno chi ogni giorno si prende cura degli altri e, nel silenzio, avrebbe bisogno che qualcuno si prendesse cura anche di lui.
Una comunità si riconosce dalla capacità di non voltarsi dall’altra parte, di tendere una mano senza aspettare che venga chiesta, di esserci con rispetto e delicatezza quando la vita diventa più pesante.
La cura è fatta di amore, pazienza e presenza. Ma nessuno dovrebbe essere costretto a viverla nell’isolamento. Prendersi cura significa anche non lasciare indietro nessuno, soprattutto quando è più difficile andare avanti.
Fonti normative e istituzionali
- Costituzione della Repubblica italiana, articoli 2, 3 e 32.
- Legge 5 febbraio 1992, n. 104, in particolare articolo 33.
- Legge 27 dicembre 2017, n. 205, articolo 1, comma 255.
- Legge 3 marzo 2009, n. 18, ratifica della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
- Decreto legislativo 3 maggio 2024, n. 62, disposizioni in materia di disabilità.
- Decreto legislativo 15 marzo 2024, n. 29, politiche in favore delle persone anziane.
- Camera dei deputati, testo del disegno di legge A.C. 2789.
- Camera dei deputati – Servizio Studi, dossier ufficiale A.C. 2789-A sul riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari.
- Senato della Repubblica, scheda dell’atto parlamentare e iter del disegno di legge.
Nota editoriale
Questo articolo nasce dalla volontà di dare voce ai caregiver familiari, persone che ogni giorno si prendono cura dei propri cari con amore, dedizione e spesso grandi sacrifici, senza che il loro impegno riceva sempre il giusto riconoscimento.
Raccontare la loro realtà significa riconoscere non soltanto il valore dell’assistenza, ma anche il diritto di chi assiste a essere ascoltato, sostenuto e tutelato. Il percorso legislativo rappresenta un passaggio importante, ma sarà fondamentale che il riconoscimento si traduca in aiuti concreti, servizi accessibili e sostegni capaci di rispondere alle reali esigenze delle famiglie.
Come comunità, abbiamo il dovere di non lasciare sole le persone più fragili e chi si prende cura di loro. La solidarietà autentica si manifesta nell’ascolto, nella vicinanza e nella capacità di esserci, soprattutto quando la vita diventa più difficile.
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