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Ven. Ott 30th, 2026

​Il velivolo era impegnato nella missione europea EUFOR Althea. A bordo quindici persone: hanno perso la vita due appartenenti all’Esercito Italiano e due operatori del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa. Aperta un’indagine per chiarire le cause dello schianto.

​CRONACA | BOSNIA-ERZEGOVINA | 30 OTTOBRE 2026

A cura di Manila Scaramella

​La tragedia: quattro vite spezzate durante una missione internazionale

​Brčko, il dramma pochi minuti dopo il decollo.

Quattro persone hanno perso la vita e altre undici sono rimaste ferite nello schianto di un elicottero militare italiano CH-47 Chinook, precipitato nel pomeriggio di giovedì 29 ottobre 2026 nei pressi di Gorice, nel distretto di Brčko, nella Bosnia-Erzegovina nord-orientale, vicino al confine con la Serbia.

​A bordo del velivolo si trovavano quindici persone. Il bilancio, comunicato dal Ministero della Difesa italiano, è drammatico: quattro vittime, due appartenenti all’Esercito Italiano e due operatori del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana.

​Gli undici feriti sono stati soccorsi e trasferiti nelle strutture sanitarie locali. Secondo le informazioni diffuse dalla Difesa, nessuno di loro sarebbe in pericolo di vita.

​Una notizia che ha attraversato rapidamente i confini, raggiungendo l’Italia e lasciando dietro di sé dolore, incredulità e tante domande ancora senza risposta.

​Non è soltanto un incidente militare. È una tragedia che coinvolge uomini impegnati in un’attività di servizio, lontani dalle proprie case, dalle proprie famiglie e dai propri affetti quotidiani.

​Dietro quelle quattro vite spezzate ci sono storie personali, sacrifici e persone che oggi si trovano ad affrontare una perdita incolmabile.

​Una missione di pace trasformata in tragedia

​Il CH-47 era impegnato nell’ambito di EUFOR Althea, la missione militare dell’Unione Europea attiva in Bosnia-Erzegovina dal dicembre 2004.

​L’operazione è nata per contribuire al mantenimento di un ambiente sicuro e stabile nel Paese, dopo il conflitto degli anni Novanta e gli accordi di pace di Dayton del 1995, che posero fine alla guerra bosniaca.

​Una presenza internazionale importante, chiamata a sostenere la sicurezza e a favorire la stabilità di una regione che porta ancora i segni di una delle pagine più dolorose della storia europea contemporanea.

​Secondo le prime informazioni, il velivolo era impegnato in un’attività addestrativa di routine, nell’ambito di un’esercitazione di evacuazione medica.

​Non si trattava, dunque, di un’operazione di combattimento, ma di un’attività di preparazione inserita nel quadro della missione internazionale.

​È proprio questo elemento a rendere ancora più difficile comprendere quanto accaduto: un’attività ordinaria, svolta nell’ambito di un impegno istituzionale, si è trasformata in pochi istanti in una tragedia.

​La dinamica dello schianto: indagini aperte, tante domande

​Resta ancora da ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente.

​Le prime informazioni collocano lo schianto nella zona di Gorice, nei pressi di Brčko, durante le fasi iniziali del volo, pochi minuti dopo il decollo.

​Le autorità competenti hanno avviato le indagini per accertare le circostanze dell’accaduto e individuare eventuali fattori tecnici o ambientali che possano aver contribuito alla caduta.

​Tra gli elementi da verificare rientrano le condizioni del velivolo, le manovre effettuate dall’equipaggio, le condizioni meteorologiche e la presenza di eventuali ostacoli lungo la traiettoria.

​Tra le ipotesi circolate nelle prime ricostruzioni figura anche la possibile interferenza con linee elettriche o cavi dell’alta tensione. Si tratta, tuttavia, di una circostanza che dovrà essere verificata dagli investigatori e che non può essere considerata una causa accertata.

​Nelle ore successive all’incidente sono circolate anche immagini video che mostrerebbero le fasi dello schianto e la perdita di quota del velivolo subito dopo essersi sollevato dalla piazzola.

​Materiale che potrebbe contribuire alla ricostruzione delle fasi finali del volo, ma che non può, da solo, stabilire le cause della tragedia.

​La prudenza è indispensabile. In un momento così delicato, la cronaca ha il dovere di distinguere le informazioni ufficiali dalle ipotesi e dalle ricostruzioni ancora da verificare.

​La verità dovrà emergere attraverso gli accertamenti tecnici e investigativi.

​Il CH-47 Chinook: il gigante dei cieli dell’Esercito Italiano

​Il velivolo coinvolto nell’incidente è il CH-47 Chinook, uno degli elicotteri da trasporto pesante più conosciuti al mondo.

​Prodotto da Boeing, si distingue per la sua particolare configurazione con due rotori principali disposti in tandem, uno anteriore e uno posteriore, anziché il tradizionale rotore principale e quello di coda.

​Una soluzione progettuale che consente al mezzo di movimentare carichi importanti e trasportare personale, materiali ed equipaggiamenti anche in contesti operativi complessi.

​L’Esercito Italiano utilizza questa famiglia di elicotteri da oltre cinquant’anni. Il Chinook rappresenta una componente storica dell’Aviazione dell’Esercito, impiegata in missioni operative, logistiche e umanitarie, in Italia e all’estero.

​La sua versatilità e capacità di trasporto ne hanno fatto uno strumento prezioso nelle attività delle Forze Armate.

​Proprio per questo, l’incidente in Bosnia richiederà un’attenta analisi tecnica del mezzo e dei suoi sistemi, senza anticipare conclusioni sull’affidabilità del velivolo o sulle eventuali cause del disastro.

​Il cordoglio delle istituzioni: l’Italia si stringe alle famiglie

​La notizia ha suscitato profonda commozione nelle istituzioni italiane.

​Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso il proprio cordoglio per le vittime, manifestando vicinanza all’Esercito Italiano, al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa e soprattutto ai familiari dei caduti.

​Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha manifestato il proprio dolore per quanto accaduto, esprimendo vicinanza alle vittime, alle famiglie e a tutto il personale impegnato nella missione europea.

​Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha assicurato la vicinanza delle istituzioni ai familiari delle persone coinvolte e ai feriti.

​Il Ministero ha inoltre seguito da vicino le operazioni di soccorso e l’assistenza sanitaria prestata alle persone coinvolte.

​È prevista la visita del ministro Crosetto in Bosnia per incontrare i feriti ricoverati negli ospedali locali e portare personalmente la vicinanza delle istituzioni italiane.

​Un gesto che assume un significato particolare in queste ore: non lasciare soli coloro che stanno affrontando le conseguenze di una tragedia lontano dalla propria terra.

​Una riflessione finale: dietro ogni divisa c’è una persona

​Ci sono notizie che non possono essere raccontate soltanto attraverso numeri, comunicati ufficiali e ricostruzioni tecniche.

​Quattro morti. Undici feriti. Quindici persone a bordo.

​Sono cifre che descrivono la dimensione della tragedia, ma non riescono a raccontare davvero ciò che si nasconde dietro quei numeri.

​Dietro ogni divisa c’è una persona. Ci sono una storia, una famiglia, degli affetti, progetti interrotti e qualcuno che, in queste ore, deve trovare la forza di affrontare un dolore che nessuna parola può cancellare.

​Ci sono anche gli undici feriti, che dovranno affrontare il percorso della guarigione, e i loro familiari, ancora sospesi tra paura, sollievo e il peso di quanto accaduto.

​In questa tragedia c’è anche il valore della collaborazione tra istituzioni, Forze Armate e Croce Rossa: uomini e donne che condividono il senso del servizio e la responsabilità di operare, spesso lontano da casa, per la sicurezza e la tutela degli altri.

​Ora è il momento del silenzio rispettoso, della vicinanza concreta e della solidarietà.

​Sarà necessario accertare ogni dettaglio, comprendere cosa sia accaduto e fare piena luce sulle cause dello schianto. Ma prima ancora delle risposte tecniche, resta il dovere umano di non dimenticare chi ha perso la vita.

​Perché dietro una tragedia non ci sono soltanto le immagini di un elicottero distrutto, ma quattro esistenze che meritano rispetto, memoria e riconoscenza.

​A loro va il pensiero commosso dell’Italia e l’abbraccio sincero di tutta la redazione di Terzo Tempo EU, che si stringe con profonda partecipazione alle famiglie delle vittime, condividendone il dolore e il silenzio. Ai feriti, l’augurio di una pronta guarigione. A chi non c’è più, il nostro rispetto, la nostra riconoscenza e una memoria che non dovrà spegnersi.

​Fonti e riferimenti giornalistici

  • ​Ministero della Difesa: comunicazioni ufficiali sull’incidente, sul bilancio delle vittime e sulle condizioni dei feriti.
  • ​ANSA: ricostruzioni della tragedia e dichiarazioni istituzionali.
  • ​Reuters: informazioni sulla vicenda e sul contesto internazionale della missione.
  • ​Unione Europea – Servizio europeo per l’azione esterna: documentazione sulla missione EUFOR Althea.
  • ​Esercito Italiano: informazioni istituzionali sul CH-47 Chinook e sul suo impiego operativo.

​Nota redazionale: le cause dell’incidente sono oggetto di accertamento. Le ipotesi relative a un eventuale impatto con cavi elettrici non costituiscono una conclusione investigativa. Le informazioni sulle dichiarazioni istituzionali e sulla visita del ministro devono essere aggiornate sulla base dei comunicati ufficiali al momento della pubblicazione.

​© Copyright 2026 – Manila Scaramella | Terzo Tempo EU

Articolo originale, elaborazione giornalistica e riflessione conclusiva a cura di Manila Scaramella.

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di Manila Scaramella

​Manila Scaramella ​"Essere la voce di chi non ha voce." ​Caporedattrice per Terzo Tempo | Fondatrice e Direttrice di Focus Psiche Magazine | Autrice e Redattrice d'Inchiesta ​Biografia Manila Scaramella è caporedattrice di Terzo Tempo e direttrice editoriale, guidata da un preciso impegno etico, umano e sociale. ​Attraverso un approccio basato sull'inchiesta rigorosa, sulla divulgazione scientifica e sulla neuroetica, indaga i contesti più complessi della società contemporanea, della mente umana e degli equilibri internazionali. Il suo percorso unisce la sensibilità per la giustizia sociale al rigore dell'analisi giuridica e scientifica, ponendo al centro la tutela dei diritti fondamentali: dalle approfondite inchieste sull'applicazione del Codice Rosso e la protezione delle vittime di violenza, fino alle battaglie civili per il riconoscimento dei caregiver familiari e della disabilità. ​Specializzata anche in diritto marittimo e geopolitica, ha curato dettagliate analisi su scenari strategici globali, come le dinamiche e le crisi nello Stretto di Hormuz, integrando la visione delle normative internazionali con le ripercussioni socio-economiche. ​Con una prospettiva multidisciplinare che intreccia neuroscienze, diritto e trasformazioni culturali, ha fondato e dirige Focus Psiche Magazine, testata indipendente dedicata all'approfondimento della psiche e del pensiero contemporaneo. ​Nel suo lavoro d'autore e di direzione editoriale, Manila Scaramella coniuga rigore scientifico, competenza analitica e passione civile, mettendo l'approfondimento al servizio della comunità per offrire un'informazione etica, profonda e accessibile.

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