Ci sono campioni che vincono e altri che riescono a cambiare per sempre la storia del proprio sport. Varenne apparteneva alla seconda categoria. Il mondo dell’ippica saluta il suo Capitano, scomparso a 31 anni dopo una vita trascorsa prima a dominare le piste di tutto il mondo e poi a lasciare la propria eredità alle generazioni successive. Se ne va il cavallo che aveva trasformato il trotto in un appuntamento capace di fermare davanti alla televisione anche chi di ippica conosceva poco o nulla. Quando correva Varenne non serviva essere appassionati: bastava aspettare che partisse.

Palmares da brividi

La sua storia aveva qualcosa di diverso fin dall’inizio. Nato nel 1995 a Copparo, in provincia di Ferrara, Varenne costruisce insieme al driver Giampaolo Minnucci un binomio destinato a entrare nella storia dello sport italiano. Il Derby italiano del trotto del 1998 è soltanto l’inizio. Da quel momento il Capitano comincia a viaggiare e soprattutto a vincere: Parigi, Stoccolma, Napoli, New York. Due Prix d’Amérique, due Elitloppet, tre Gran Premi della Lotteria e la Breeders Crown negli Stati Uniti sono soltanto alcune delle tappe di una carriera difficilmente ripetibile.

Il 2001 diventa l’anno della consacrazione definitiva. Varenne conquista Prix d’Amérique, Lotteria ed Elitloppet prima di attraversare l’Atlantico e prendersi anche la Breeders Crown. Non importa la pista, la distanza o l’avversario: il Capitano trova sempre il modo di mettere il muso davanti. Chiuderà la carriera con 62 vittorie in 73 corse, numeri che raccontano la grandezza del campione ma non riescono fino in fondo a spiegare quello che rappresentò per l’ippica italiana.

Il più grande trottatore di sempre

Perché la vera vittoria del figlio del vento fu portare il trotto fuori dagli ippodromi. Le sue corse diventavano eventi, il suo nome entrava nelle case degli italiani e un’intera disciplina trovava improvvisamente un volto, anche se quel volto aveva quattro zampe. Dopo il ritiro continuò a lasciare il proprio segno come stallone generando migliaia di discendenti e consegnando una parte del proprio patrimonio alle generazioni successive.

Oggi l’ippica perde il suo campione più riconoscibile, ma soprattutto perde il cavallo che era riuscito a diventare patrimonio dello sport italiano. Le vittorie restano negli albi d’oro, i record prima o poi possono essere battuti, ma alcune emozioni appartengono soltanto a chi è riuscito aa crearle.

Il Capitano ha smesso di correre, la leggenda di Varenne no.

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1 commento su “Varenne, il campione!”
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